domenica, 01 luglio 2012 ore 10:00 (UTC+1)

Cantando Laudi tra Venezia e Firenze

di Giovanni Conti

In sintesi

  • Quilisma
  • domenica 1. luglio 2012
  • ore 10:00

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Assisi, Basilica di S. Francesco. Cappella di San Martino: particolare del funerale di San Francesco. Affreschi di Simone Martini.

Le laudi conservate nel codice di Cortona (fine XIII sec.) e nel ben più ricco e voluminoso codice Magliabechiano (Firenze, XIV sec.) sono le preziose testimonianze di una vasta tradizione musicale, sicuramente preesistente alla loro stesura, affidata in gran parte alla memoria degli esecutori e quindi persa nel tempo. La pratica del canto delle laudi presso le varie confraternite è attestata per mezzo di precisi riferimenti nelle cronache dell’epoca. La lauda delle prime confraternite era un canto semplice, monodico, facile da cantare per tutti i confratelli (almeno nel ritornello),eppure, proprio perché canto corale, sempre ispirato ed emozionalmente profondo. Ben diversa è la situazione che si presenta ai nostri occhi circa un secolo dopo. Infatti, la musica in Italia durante il XV secolo subì, dopo il risveglio dell’Ars Nova trecentesca, una forte influenza dell’ingente produzione artistica di scuola franco-fiamminga. I musicisti fiamminghi, attivi presso la Chiesa e le principali Corti e Signorie furono presenti non solo come compositori ma anche come esperti cantori e strumentisti. Il popolo comune si cimentava, al contrario, in quell’espressione musicale prettamente italiana considerata non degna di conservazione scritta, come era il canto delle laudi : un canto radicato nel sentimento popolare che vive nella quotidianità della pratica religiosa più umile e, forse, più sentita tramite l’attività delle confraternite. Sono proprio queste confraternite religiose, diffuse in ogni parte d’Italia, ad avere, tra i principali impegni, quello di cantare laudi per la crescita spirituale della comunità; impegno talmente grande che si arrivò ad assumere, nel XV secolo, dei cantori semi- professionisti per istruire i confratelli al canto, per cantare alle funzioni funebri dei confratelli e, infine, per cantare nelle processioni che si tenevano durante le solennità religiose. A tali cantori si affiancarono strumentisti esperti nell’accompagnare i canti alla viola e, nella seconda metà del secolo, suonatori di strumenti a fiato dal suono potente per le processioni e festività principali. Firenze e Venezia furono i principali centri di tale espressione devozionale anche se con modalità ben differenti.

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Cantando Laudi tra Venezia e Firenze

01.07.2012

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