Seamus Cater & Viljam Nybacka
Clandestini per scelta, 23.09.2012 -
A cura di Corrado Antonini
Il novantaquattresimo clandestino della settimana
Canzoni che prendono il volo come mongolfiere o palloni aerostatici, sospinte e sostenute nella loro inconsueta rotta da correnti ascensionali e folate di aria calda. Niente jet a reazione (che associamo per velocità di assimilazione al pop di consumo), tratte low coast (che torniamo ad associare al pop di consumo per mancanza di riguardo nei confronti del passeggero) o voli charter (che finiamo con l’associare al pop di consumo soprattutto per l’affollamento ai gate di imbarco). Qui si tratta di un’esperienza aerea diversa da tutte le altre. Aria rarefatta anzitutto, e la sensazione di osservare la terra da una prospettiva che consente la contemplazione di una topografia sconosciuta. È questa l’impressione che abbiamo ricavato dall’ascolto di un disco di canzoni – chiamiamole ancora così, anche se un giorno o l’altro qualcuno dovrà pur dirci come nominare questi strani oggetti volanti non identificati – a firma di due musicisti che prendono i nomi di Seamus Cater e Viljam Nybacka.
Cominciamo dal primo, che avevamo incontrato una prima volta mesi fa grazie a un altro disco – When we get to meeting – registrato a quattro mani con il suonatore di banjo d’avanguardia Woody Sullender. Seamus Cater è inglese, discendente di una famiglia di cantori folk (e l’eredità è ben presente lungo tutto il disco, ma si fa in special modo palpabile in episodi come Greenland Bound), che guarda alla tradizione della sua terra con una visione da musicista e autore contemporaneo. Nel concreto significa che catapulta questa tradizione su uno sfondo che la distorce e la ribalta fino a trasformarla in qualcosa di irriconoscibile rispetto alla matrice originaria.
Da qualcosa come dodici anni Seamus Cater è attivo sulla scena musicale di Amsterdam, dove ha conosciuto il musicista finlandese Viljam Nybacka, a sua volta trapiantato nei Paesi Bassi e già membro di un gruppo che gode di una certa notorietà in quelle lande, l’N-Collective. In aggiunta a ciò è stato anche il bassista della band di freejazz/mathrock dei Brown vs Brown, e con essa ha realizzato due dischi, l’ultimo dei quali pubblicato per i tipi della prestigiosa Cuneiform Records, ed è pure chitarrista e cantante della band Jæ che incide per la norvegese Hubro Records.
Il disco che però interessa a noi si intitola The Anecdotes ed è stato pubblicato dalla casa discografica Anecdotal Records nei primi mesi del 2012. Gli aneddoti di cui dice il titolo sono dieci tracce che raccontano di artisti realmente vissuti e di cui Seamus Cater e Viljam Nybacka tracciano una sorta di breve biografia in musica. Trattasi di personaggi noti e meno noti vissuti fra il XIX. e il XX. secolo: Bas Jan Ader (artista “concettuale” olandese), Eadweard Muybridge (fotografo inglese), Alexis Lapointe (atleta canadese), Ewan MacColl (attore e folksinger inglese), L.S. Lowry (pittore, pure britannico) o Sergey Prokofiev (compositore russo). Oltre a Cater e Nybacka, che suonano gli strumenti più diversi - piano Rhodes, concertina, armoniche, batteria, ukulele, chitarra, percussioni – sul disco è da segnalare la presenza di Shahzad Ismaily, figura tra le più in vista della nuova scena indipendente contemporanea e del trombettista del gruppo islandese dei mùm, Eirikur Orri Òlafsson.
Per dare una coordinata al lettore inconsapevole diremmo un nome soltanto: Robert Wyatt. Fossero state scritte e interpretate da lui probabilmente queste canzoni suonerebbero esattamente così. Sono brani che si reggono su poco o nulla, creazioni fragili e incorporee che sanno di folk rigurgitato così come di jazz cameristico e di un pop che in mancanza di altri termini plausibili diremmo sghembo. Originale, sperimentale (si spera che una simile fioritura – la parola sperimentale – solitamente associata a esperienze fisicamente disturbanti non induca al si salvi chi può, perché di disturbante qui non c’è proprio nulla), e capace di offrire squarci di paesaggi mai visti. The Anecdotes è un disco che vive di vita propria, senza nulla che gli assomigli intorno. Un fiore raro, che sembra appartenere a un ordine botanico non ancora classificato. Difficile se non impossibile che un fiore del genere possa attecchire o addirittura proliferare nel cosmo conosciuto, ma il saperlo esemplare unico rende la sua esistenza ancora più preziosa e la sua scoperta un atto di certificazione quanto meno dovuto.
La scaletta della settimana:
- Four thoughts on Marvin Gaye: I., Ethel String Quartet, da Heavy, ed. Innova (2012)
- Marfa, S. Carey, da Hoyas, ed. Jagjaguwar (2012)
- Fingerlace, Ned Rothenberg, da World of odd harmonies, ed. Tzadik (2012)
- Bas Jan Ader, Seamus Cater & Viljam Nybacka, da The anectodes, ed. Anecdotal Records (2012)
- This album is not, Sven Kacirek, da Scarlet pitch dreams, ed. Pingipung (2012)
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Clandestini per scelta, 23.09.2012 -
A cura di Corrado Antonini
Clandestini per scelta, 23.09.2012 -
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