Il fiume dell'oblio
12.07.2011
di Francesca Rigotti e Margherita Coldesina
(foto Keystone)
Andare al fiume per lavare i panni posti sul carretto trainato dall'asino-filosofo è occasione, per Fenarete e sua figlia, di parlare dell'oblio. Il nostro immaginario infatti colloca il passato, e i ricordi che ne abbiamo, in acque scure e profonde dalle quali talvolta i ricordi vengono ripescati o emergono come corpi tornati a galleggiare sulle acque. Anche la bambina, che inizia a comprendere e a seguire le problematiche filosofiche, si rende conto che quando si sforza di ricordare qualcosa è come se lo andasse a ripescare nel fondo di se stessa per portarlo poi alla superficie, alla luce e all'aria. Anzi, la sorellina di Socrate arriva a cogliere uno dei principi dell'immaginario, cioè la compresenza di valori anche opposti, nel fatto che il fiume dell'oblio è quello da cui si beve per dimenticare, ma anche quello che beve e inghiotte i ricordi.
12.07.2011