Io, grillo parlante della poesia
19.10.2011
a cura di Antonio Ria
Andrea Zanzotto (1921-2011)
Andrea Zanzotto ci ha colti di sorpresa. Non erano finite le celebrazioni per i suoi novant’anni, e lui col suo guizzo di «grillo parlante della poesia» – come si autodefinisce in questo colloquio inedito con Antonio Ria – si prende gioco di convegni, pubblicazioni, festeggiamenti, cerimonie. Chiude l’uscio della sua vita, senza una parola: come faceva quando si andava via dalla sua casa a Pieve di Soligo. Sulla porta socchiusa, col suo berretto in testa, il viso seminascosto, un sorriso mesto e ironico: solo un leggero gesto con la mano. Gianfranco Contini lo aveva definito il maggiore poeta italiano del Novecento, che con i suoi «fosfeni» ci aveva aiutato a guardare meglio nel mondo e in noi stessi. Partendo dal futuro della letteratura Andrea Zanzotto (che si definisce «un’anima aperta alla speranza poetica»), parla della poesia, del suo significato, di altri temi che gli stanno a cuore, come il paesaggio e la sua devastazione. Intanto giocherella col suo gattino che – accoccolato sulle sue ginocchia – sembra ascoltarlo con attenzione.
19.10.2011