Operai
08.02.2012
a cura di Franco Brevini
dettaglio copertina
(foto courtesy Mondadori)
Uno dei fatti più sconcertanti della tradizione italiana è la perdurante indifferenza della letteratura, anche di quella novecentesca inaugurata dall’esperienza futurista, verso il mondo di Metropolis. Perché gli scrittori italiani non ci hanno parlato della modernità industriale? Da cosa nasce l’assenza della fabbrica nella letteratura di un paese, che pure è dichiarato una delle grandi potenze industriali del mondo? Le ragioni sono molteplici e per cominciare dobbiamo segnalare i limiti dell’industrialismo italiano, che risultano connessi alla mancanza di grandi città moderne. Un bel problema per chi sia convinto, come voleva una canzone di Giorgio Gaber del 1969, che la città sia davvero grande, più grande dei nostri piccoli io. In questa trasmissione Franco Brevini incontra Valerio Evangelisti, uno dei rari scrittori italiani che si siano misurati con il mondo della fabbrica. In questo caso si tratta della realtà industriale nord-americana, di cui lo scrittore, celebre per i romanzi del ciclo dell’inquisitore Eymerich, ci fornisce con One Big Union, appena giunto in libreria, un drammatico affresco che sa di padrone delle ferriere, ma anche di western.
08.02.2012