Patria e dialetto
10.02.2012
di Cristina Foglia
(foto Keystone)
Il nuovo cinema svizzero parla dialetto. È la lingua della storia: che si narri di una bella innamorata di un barbiere col labbro leporino nella Berna di fine Ottocento, o di ragazzini maltrattati nelle fattorie di montagna, lo "Switzerdütsch impera". E la patria irrompe in nuove produzioni, soprattutto documentari, che esplorano la tradizione e mettono in scena la bellezza della natura. Sembrerebbero riuniti tutti gli ingredienti del più puro nazionalismo, se non fosse che registi come Bruno Moll ("Alpsegen") o Xavier Koller ("Eine wen iig, dr Dällebach Kari") hanno alle spalle una filmografia che li solleva da ogni sospetto. Alle ultime giornate di Soletta sono stati presentati ben otto film che hanno per tema la patria, tanto che si parla ormai di "Heimatfilme", come di un vero e proprio filone. Ma ci sono anche svizzeri che hanno avuto una popolarità ben al di fuori dei patri confini: come lo scopritore dell'LSD, Albert Hofmann. Il padre di “The Substance” e della sua scoperta sono al centro del film di Martin Witz coprodotto dalla RSI, fra i candidati ai Quartz per il miglior documentario.
10.02.2012