Teatro e psichiatria
08.06.2012
di Sabrina Faller
Giulia Lazzarini
Il Teatro dell’ Ospedale Sociopsichiatrico di Mendrisio ha ospitato di recente il monologo “Muri –prima e dopo Basaglia”, spettacolo scritto dal drammaturgo italiano Renato Sarti, che proprio nel teatrino del comprensorio manicomiale di Trieste, dove Franco Basaglia operava negli anni Settanta del secolo scorso, ha cominciato a muovere i primi passi in palcoscenico. “Muri” racconta l’esperienza di Mariuccia, infermiera psichiatrica all’epoca delle lobotomie e dell’elettroschock, delle camicie di forza e dei pestaggi, e del suo passaggio –attraverso una vera e propria rivoluzione- ad un diverso modo di concepire il rapporto tra personale medico e pazienti, all’insegna del dialogo e del rispetto, della comprensione e condivisione dell’umana sofferenza. Il trentennale della legge Basaglia, recentemente celebrato non solo in Italia, ha messo in luce quanto avanzata e attuale sia ancora oggi questa legge italiana che ha precorso i tempi e ha ispirato i percorsi di altri Paesi del mondo nella stessa direzione. È Giulia Lazzarini, vera principessa della scena italiana, ad interpretare Mariuccia, con semplicità, delicatezza e passione. Ma prima di assistere a “Muri”, il pubblico dell’Ospedale Sociopsichiatrico di Mendrisio, costituito di pazienti, medici e non solo, ha assistito a una tavola rotonda dedicata all’utilizzo del teatro come strumento di liberazione in psichiatria, coinvolgendo lo psichiatra Thomas Emmenegger, forte di una lunga esperienza anche di palcoscenico con gli utenti dell’ ospedale Paolo Pini di Milano. Una serata, dunque, molto particolare e un’anticipazione del XIII Festival internazionale di narrazione di Arzo, che ha promosso l’evento, e che quest’anno si svolgerà dal 30 agosto al 2 settembre.
08.06.2012