Politica e religione nella storia della Svizzera
15.02.2010
Incontro con Urs Altermatt - di Brigitte Schwarz
Urs Altermatt
Negli ultimi anni temi quali “religione” e “nazione”, accantonati dopo il ’68 dalla ricerca storica, più interessata alla storia del movimento operaio o a quella dell’emancipazione femminile, sono tornati d’attualità, in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica e i conseguenti conflitti etnici, religiosi e culturali, e dopo l’attacco terroristico alle torri gemelle nel 2001. E in Svizzera sono tornati anche al centro del dibattito pubblico dopo l’approvazione, nella recente votazione, del divieto all’edificazione di minareti e al conseguente dibattito che ha infiammato l’opinione pubblica. Si è così tornati a riflettere sul difficile processo di integrazione del cattolicesimo politico all’interno dello stato federale dal 1848 sino agli anni settanta del secolo scorso in un paese, la Svizzera, dominato, tra il 1830 e il 1880, dal Kulturkampf tra liberali radicali e cattolici conservatori. All’emancipazione politica dei cattolici svizzeri e al difficile processo di integrazione nazionale è dedicato l’ultimo libro dello storico, Urs Altermatt, professore ordinario di storia contemporanea all’Universitâ di Friburgo (ateneo di cui è stato rettore), nel suo ultimo libro Konfession, Nation und Rom, recentemente pubblicato dalla casa editrice Huber di Frauenfeld. Lo ha intervistato Brigitte Schwarz.
15.02.2010