Federico II di Prussia
13.02.2012
Re filosofo o cinico sovrano?
Federico II di Prussia di Antonine Pense 1683-1757
Federico II di Prussia, Federico il Grande, come viene chiamato in Germania, è stato a lungo una figura controversa: ammirato dagli uni quale monarca illuminato, amico di Voltaire e dei philosophes, amante della lettura, della musica e delle arti; condannato dagli altri quale antesignano del militarismo prussiano di Bismarck e di Hitler. In Germania le celebrazioni in corso per l’anno federiciano si propongono di restituire un quadro nuovo e più equilibrato, non compromesso dalle diverse letture date in ogni periodo storico di questa personalità emblematica della storia tedesca. Nonostante le grandi figure non siano più considerate modelli o esempi da seguire in società democratiche come le nostre, la figura del colto “re filosofo” continua ad affascinare a tre secoli dalla nascita. A cominciare dal conflitto con il padre, Federico Guglielmo I, il “re sergente” in contrasto con il quale il giovane Federico II manifestò un vivo interesse per la filosofia, la lettura, la musica e le arti, una cultura raffinata che non gli impedì di governare secondo le linee indicate dal padre, attraverso una serie di spregiudicate iniziative militari. In politica interna promosse riforme amministrative incisive, abolì la censura, istituì la tolleranza religiosa, incoraggiò il commercio, l’industria e l’agricoltura, consolidando lo Stato moderno. A capo di un piccolo regno di soli due milioni e mezzo di abitanti, privo di unità territoriale, ai margini dell’Europa quando salì al potere, lasciava alla sua morte un moderno stato amministrato militarmente, divenuto una tra le principali potenze politiche e militari del continente. Ne parlano lo storico Alessandro Barbero, professore all’Università del Piemonte Orientale, autore del volume Federico II edito da Sellerio e il musicologo Gabriele Formenti che presso le edizioni Florestano ha pubblicato il romanzo Il fortepiano di Federico II.
13.02.2012