Splendori e miserie del capitalismo finanziario
06.02.2012
di Sabrina Faller
Rudolf Hilferding, "Il capitale finanziario" - Introduzione di Emiliano Brancaccio e Luigi Cavallaro, ed. Mimesis
(foto dettaglio di copertina)
"La caratteristica del Capitalismo "moderno" è data da quei processi di concentrazione che, da un lato, si manifestano nel superamento della libera concorrenza", mediante la formazione di cartelli e trusts, e, dall'altro, in un rapporto sempre più stretto fra capitale bancario e capitale industriale. In forza di tale rapporto, il capitale assume (...) la forma di capitale finanziario, che rappresenta la sua più alta e più astratta forma fenomenica. Lo schema mistico che vela in genere i rapporti capitalistici raggiunge qui il massimo della impenetrabilità.".
Rudolf Hilferding
Aveva almeno due colpe agli occhi dei nazisti della Gestapo che lo presero nel sud della Francia dalle mani della polizia collaborazionista di Vichy nel febbraio del 1941: era ebreo e socialdemocratico. Fu trasferito in prigione a Parigi, dove morì in circostanze mai chiarite.
Rudolf Hilferding, nato nel 1877 a Vienna da ricca famiglia di mercanti ebrei, pediatra di formazione, appassionato studioso di economia politica, esercitò per alcuni anni la professione di medico. Nel 1906 si trasferì a Berlino, dove August Bebel gli aveva trovato lavoro come docente di storia dell'economia presso la scuola dell'SPD, il partito socialdemocratico tedesco al quale Hilferding apparteneva. Tornò tuttavia fare il medico durante la prima guerra mondiale. Naturalizzato tedesco, fu per due volte ministro delle finanze della Repubblica di Weimar (nel 1923 e dal 1928 al '29). La fama di economista di primo piano se l'era guadagnata firmando un ponderoso volume pubblicato nel 1910 in Germania con il titolo "Das Finanzkapital", ovvero "Il capitale finanziario", da molti considerato 'la continuazione del Capitale di Marx' e oggi, a più di cent'anni di distanza, straordinariamente attuale.
Dopo l'ascesa al potere di Hitler, Hilferding riparò in Svizzera, a Zurigo, dove visse dal '33 al '38; poi in Francia, dove nel 1941 fu arrestato mentre stava per imbarcarsi e nonostante un visto d'urgenza per gli Stati Uniti fosse già in suo possesso.
In Italia il saggio di Rudolf Hilferding, divenuto un classico del pensiero economico e politico del Novecento, vide la luce la prima volta nel 1961 da Feltrinelli, nella bella traduzione di Vittorio Sermonti e Saverio Vertone, la stessa che oggi la casa editrice Mimesis ripubblica, con l'ampia e stimolante prefazione degli studiosi di economia Emiliano Brancaccio e Luigi Cavallaro, che ascoltiamo in questa intervista.
06.02.2012