Con Claudio Sessa
(foto Keystone)
Polistrumentista debordante, abilissimo al sax tenore e tra i pochi eredi plausibili dell’inarrivabile magistero tecnico di Eric Dolphy al clarinetto basso, a partire dalla metà degli anni ’70 David Murray si è costruito un’invidiabile carriera combinando abilmente l’eredità del free jazz a una lunga tradizione che riporta a New Orleans.
Musicista centrale nelle vicende del jazz degli ultimi trent’anni, David Murray è nato nel 1955 in California. Giunto a New York giovanissimo, verso la metà degli anni '70, si segnalò ben presto negli ambienti del jazz d'avanguardia per uno stile già personale nel quale si sintetizzava un po' tutta l'eredità dei grandi tenorsassofonisti moderni, da Sonny Rollins a Albert Ayler.
Murray ha saputo attraversare contesti diversissimi, dal free funk di James Blood Ulmer fino alle più avventurose intersezioni tra jazz, hip hop, gospel, sonorità africane e dei caraibi. Tappe importanti del suo percorso artistico sono la fondazione nel 1976 del leggendario World Saxophone Quartet, la creazione nel 1982 di un proprio ottetto e poco dopo di una big band, formazioni con le quali di tanto in tanto lavora ancor oggi. Altri progetti di peso sono stati Fo Deuk Revue (incontro con la tradizione e la moderna musica senegalese), Creole Project (con musicisti delle Antille) e Speaking in Tongues (omaggio alla tradizione gospel, con la cantante Fontella Bass). Più di recente è persino arrivato ad ipotizzare una sorta di “opera-musical” dedicata alle origini africane del poeta Aleksandr Pushkin, ha collaborato con la star del pop-soul Macy Gray e con il poeta e scrittore Ishmael Reed.
Legato inizialmente all'etichetta italiana Black Saint, Murray ha poi intensificato e diversificato in modo impressionante un' attività discografica che lo vede a tutt'oggi presente in quasi trecento produzioni.
17.09.2012