martedì, 10 novembre 2009 ore 14:56 (UTC+1)

La strage di Pizzolungo

Come si sopravvive alla mafia - di Francesca Cocchi

In sintesi

  • Laser
  • martedì 10 novembre 2009
  • ore 09:00 (replica alle ore 22:00)

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La strage di Pizzolungo

“La mia vita di magistrato è finita il 2 aprile 1985”. È toccante il racconto di Carlo Palermo che ricorda oggi l’attentato a cui scampò insieme ai quattro uomini della scorta ma che costò la vita a una madre e ai suoi due figli.
Il magistrato doveva morire. Le sue inchieste su un imponente traffico di stupefacenti erano troppo scomode. E la mafia schiacciò il pulsante una mattina qualsiasi a Pizzolungo, in provincia di Trapani. Da quel giorno molte vite sono state distrutte. Una mamma e i suoi gemellini sono morti, la loro famiglia devastata ma anche chi è sopravvissuto alla strage non è più lo stesso di prima. Chi è sopravvissuto ha pagato un carissimo prezzo e porta segni indelebili nell’animo e nel corpo.
Carlo Palermo lasciò la magistratura e convive con un enorme senso di colpa. Gli agenti di scorta, tra cui Antonino Ruggirello e Salvatore La Porta, furono declassati e dimenticati dalle istituzioni. Margherita Asta, l’altra figlia della donna uccisa e che all’epoca aveva solo dieci anni, ha ritrovato la forza di vivere lottando contro la mafia nell’associazione “Libera”.
E con i protagonisti di questa pagina di storia italiana ricordiamo che anche i sopravvissuti sono dei piccoli grandi eroi.


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Carlo Palermo e la strage di Pizzolungo

10.11.2009

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La strage di Pizzolungo. Come si sopravvive alla mafia

10.11.2009