di Michela Daghini
(foto Keystone)
Una modernità in cui tutto pare dissolversi, liquefarsi, mutare costantemente in un flusso incessante e sempre più veloce senza parametri definiti. È l’importante concetto del contemporaneo che il più autorevole sociologo e studioso della post modernità ha così ben illustrato in questi anni. Professore emerito presso le Università di Leeds e di Varsavia, Bauman rimane uno dei più accreditati teorici del nostro contemporaneo.
"Non sono rimasti molti terreni solidi su cui gli individui possano edificare le loro speranze di salvezza – scrive Bauman – e non possiamo più sperare seriamente di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere; non possiamo neppure rendere veramente sicuro quel posto migliore nel mondo che, forse, siamo riusciti a ritagliare per noi stessi. L'insicurezza c'è e resterà, qualunque cosa accada”.
Rendere l'incertezza meno terribile, la felicità più permanente. È questa la grande utopia inseguita dagli abitanti del mondo liquido.
Michela Daghini ha incontrato Zygmunt Bauman nella sua casa a Leeds, per una lettura critica del presente, e del futuro della società globalizzata.
16.02.2010