Testimoni dell’11 settembre: Susan Retik
06.09.2011
Incontro con madre coraggio- di Roberto Antonini
Susan Retik in Afghanistan
(foto Keystone)
Susan Retik
(foto RSI - Roberto Antonini)
Ha deciso di trasformare amarezza, rabbia, orrore in un sentimento positivo. C’è voluto del tempo, le ferite in parte sono ancora aperte. Ma Susan Retik la sua scommessa l’ha vinta. Il suo incubo, come quello di tante altre persone, porta la data dell’11 settembre 2001. Quel giorno suo marito David salì a bordo del volo American Airlines 11 che doveva portarlo da Boston a Los Angeles. Alle 8.46 si schiantò contro la torre nord del World Trade Center. La vedova Retik, incinta del terzo figlio, elaborò il suo lutto cercando di fare qualcosa, nel suo piccolo, per rispondere al linguaggio dell’odio. Cominciò, lei vittima del terrorismo, ad aiutare le vedove afghane, vittime innocenti della guerra al terrorismo lanciata dalla Casa Bianca. Con la sua organizzazione ha così creato una rete di solidarietà tra vedove. Una missione che le ha anche dato quella forza che le permette di guardare avanti con una certa fiducia e con un ottimismo che gli attentati non sono riusciti a distruggere.
06.09.2011