di Paola Beltrame
(foto Keystone)
Le regioni di frontiera sono spesso aree strategiche e fragili, luoghi di divisione e conflitto ma anche realtà in cui le differenze etniche, linguistiche e culturali si mescolano favorendo lo scambio di conoscenze e abitudini. Ma cosa significa oggi in Svizzera parlare di Culture di frontiera? Che storia hanno le popolazioni che abitano in queste aree, che relazioni esistono tra loro e con che problemi si confrontano oggi?
Per comprenderlo abbiamo percorso i sentieri storici di alcune regioni transfrontaliere dell’arco alpino - Gran San Bernardo, Sempione e Bregaglia - facendo tappa nelle località confinanti più significative e incontrando amministratori e popolazione locale. Ne è emerso che la frontiera non è più sentita come elemento di divisione tra stati ma ogni area continua a far i conti con la propria storia. La mobilità moderna ha accorciato tempi e distanze eppure non sempre ha reso più accessibili i contatti tra le popolazioni confinanti. Solo dove ci si sente cesellati dalla stessa terra e si è consapevoli di condividere le stesse problematiche, il confine è ancora oggi un luogo fecondo d’incontro e di scambio.
Progetto cofinanziato dalla FSRC
31.10.11 Un tunnel che accorcia le distanze ma non sempre avvicina le genti
Il tunnel del Gran San Bernardo, primo traforo stradale aperto nelle Alpi, è stato inaugurato nel 1964. Da allora questa strada ha permesso la comunicazione anche durante l’inverno non solo tra il canton Vallese e la Valle d’Aosta, le due regioni confinanti, ma ha pure accorciato le distanze tra il nord e il sud dell’Europa.
Ma cosa ha significato l’apertura di questo strada internazionale per le popolazioni della Val d'Entremont e della valle del Gran san Bernardo, le regioni che si trovano da un lato e dall’altro della frontiera? Che relazioni si sono instaurate tra le genti che abitano sui due versanti? E cosa significa oggi vivere e lavorare in questa terra di confine?
Per comprenderlo la nostra inviata ha percorso le due vallate facendo tappa nei comuni svizzeri di Orsières e Bourg-Saint Pierre e in quelli italiani di Saint-Rhémy-en-Bosses e Etroubles, dando la parola alla gente che vi abita.
07.11.11 L’Ospizio, simbolo internazionale della regione del Gran San Bernardo
È da millenni che la val d’Entremont e la valle del gran san Bernardo sono terre di passaggio di mercanti, pellegrini ed eserciti. Ma se spostarsi da Martigny ad Aosta, le città che si trovano al fondo delle due vallate, oggi, con il traforo del gran san Bernardo, è impresa facile, un tempo l’attraversamento avveniva valicando l’omonimo colle a 2473m sul livello del mare. Un’impresa non sempre semplice, soprattutto d’inverno.
Fu per assistere e soccorrere i viaggiatori che, nel 1050 sulla sommità del colle, venne costruito l’ospizio del Gran San Bernardo; ampliato in tempi recenti ma fin da allora abitato da una comunità di canonici agostiniani. Nel corso dei secoli la fama dei monaci e dei loro fedeli cani san Bernardo ha fatto il giro del mondo e oggi, canonici e cani, sono divenuti il simbolo stesso della regione.
Ma i cambiamenti indotti dalla modernità hanno costretto i monaci a modificare la l’originaria funzione assistenzialistica dell’ospizio senza però mutarne la primaria vocazione di accoglienza.
14.11.11 Il col Colon, un valico che ha permesso lo scambio delle comunità umane
Indubbiamente il traforo del Gran San Bernardo ha accorciato le distanze tra il nord e il sud dell’Europa, ha permesso un grande via vai di commercio e turismo ma ha in qualche modo assottigliato lo scambio culturale, linguistico e umano che un tempo univa le comunità a ridosso della frontiera.
Le vallate di confine prive di uno sbocco stradale diretto, invece, sono riuscite a mantenere meglio le loro affinità culturali. Ne sono un esempio il comune italiano di Bionaz e quello svizzero di Evolene, che si trovano rispettivamente all’estremità della Valpelline, in Valle d’Aosta, e della Val d’Hérens, nel Canton Vallese.
Per secoli gli abitanti dei due paesi hanno attraversato a piedi il col Colon scambiando tradizioni, usanze, parentele e condividendo anche un dialetto molto simile. Indeboliti dall’intensificarsi delle reti stradali, questi antichi rapporti sono stati oggi riscoperti e cominciano a essere valorizzati.
21.11.11 Il confine in Bregaglia nel ricordo degli anziani
La Bregaglia, che dai 1815m del passo del Maloggia scende a sud ovest verso Chiavenna, è una valle del canton Grigioni tagliata in due dalla frontiera con l’Italia. Transito obbligato per il passo del Settimo - una delle vie alpine più brevi usate in passato per spostarsi dalla pianura padana al bacino del Reno e viceversa -, la valle è stata, fin dall’antichità, meta di passaggio di mercanti, viaggiatori ed eserciti.
Sebbene sia da sempre aperta verso nord, la Bregaglia si volge geograficamente e culturalmente a sud. La popolazione che la abita, da un lato e dall’altro dell'attuale confine, oltre alla lingua condivide anche una storia comune. Una storia marcata però anche da differenze considerevoli.
Abbiamo voluto che a raccontarcele fossero proprio gli abitanti della valle, alcuni anziani che abbiamo incontrato da un lato e dall’altro della frontiera. Una storia relativamente recente la loro ma che è memoria dei cambiamenti che hanno trasformato questa bellissima regione.
28.11.11 Le comunità del Sempione: insieme per un turismo che valorizza la storia della valle
La via del Sempione, che collega Briga a Domodossola e prende il nome dall’omonimo valico situato in territorio svizzero a 2005m, è stata in passato un’importante direttrice di transito dei traffici commerciali e politici internazionali. Qui passarono le carovane di muli cariche delle merci di Stockalper, il più influente commerciante e politico vallesano del 17° secolo; e su questa via per ordine di Napoleone a inizio ’800 fu costruita la prima strada carrozzabile alpina, un capolavoro tecnico che attirò eserciti di turisti.
Lungo questa via, sul versante sud del passo, si trovano i comuni svizzeri di Sempione villaggio e Gondo-Zwischbergen; dall’altra parte del confine quelli italiani di Trasquera-Iselle e Varzo. La posizione geografia e una storia comune hanno unito gli abitanti di questi villaggi, nonostante l’identità linguistica diversa. E oggi che Briga e Domodossola sono collegate da una strada statale aperta anche l’inverno, è a un turismo che valorizza la storia della valle che questi piccoli comuni di montagna hanno affidato il progetto di una crescita in comune.
31.10.2011