di Roberto Antonini
Edgar Morin
(foto Keystone)
Edgar Morin è uno dei grandi pensatori della nostra epoca. La sua vita è contrassegnata dalla ricerca incessante delle relazioni che intercorrono, nascoste, tra le diverse discipline. Il novantenne filosofo e sociologo francese, quasi volesse sfidare inconsciamente il peso degli anni, non ha mai rallentato il suo lavoro, intenso e continuo, per snidare i rapporti che intercorrono tra storia, biologia, neuroscienze, antropologia, economia, politica. Solo uno sforzo transdisciplinare è a suo giudizio in grado di farci uscire da una settorializzazione accecante: il pensiero complesso è quello in grado di orientare la mente verso una conoscenza che ci consenta di percepire, per lo meno in parte, i contorni del mondo nel quale viviamo e che è vieppiù percorso da minacce e paure. La complessità è anche un’etica della mente: solo uscendo dagli schemi binari -il sì e il no, il bene e il male- si potranno liberare quelle idee e forze creative per far fronte alla tormenta ecologica, economica, sociale che si abbatte sulle nostre società e che compromette il futuro del pianeta. Edgar Morin, nome adottato durante la resistenza dall’ebreo di Salonicco Edgar Nahoun, non è solo uno dei grandi intellettuali della nostra epoca. La sua figura è quella di un pensatore veramente libero, capace di andare contro corrente, di sfidare le mode e le scuole di pensiero. Capace di indicarci, in un’ epoca di smarrimenti, un metodo per pensare e pensarci diversamente.
24.11.2011