Orban, ombre sul Danubio
02.02.2012
di Gigi Donelli
Viktor Orban
(foto Keystone)
L'Ungheria del primo ministro Viktor Orban sotto i riflettori: accusato di essere il timoniere di una deriva autoritaria, il fondatore del partito di maggioranza magiaro Fidesz, viene invece considerato dai suoi sostenitori un leader capace di strappare definitivamente dal suolo magiaro le radici profonde del passato comunista. Dopo la manifestazione dell'opposizione del 2 gennaio scorso, e la contromanifestazione organizzata dal governo per riaffermare il larghissimo sostegno popolare che l'ha portato al governo nella primavera del 2010, Orban manovra a vista tra gli scogli posti dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, da cui dipende l'intervento finanziario per sostenere un'economia gravemente malata. Nell'antica capitale a cavallo del Danubio, lungo le sponde del grande fiume d'Europa che divide la zona di Buda da quella di Pest, abbiamo ascoltato i timori della gente comune, che oggi ha paura soprattutto di dover pagare ancora più pesantemente il costo di una crisi economica che ha bruciato migliaia di posti di lavoro e reso impossibile per molti onorare i debiti contratti con le banche. Intanto c'è però chi paventa addirittura la fine delle libertà democratiche di base e della libertà d'espressione in particolare: Ferenc Viszec, giornalista della radio d'informazione Klubrádió, ci spiega perché una battaglia per l'accesso alle frequenze radiofoniche sia in realtà un vero e proprio tentativo mettere a tacere ogni forma di opposizione.
02.02.2012