Un cantone in crisi: gli anni ’30 in Ticino
08.02.2012
Incontro con Fabrizio Viscontini e Luca Saltini - di Orazio Martinetti
Cava di Osogna - foto tratta dal volume di Fabrizio Viscontini "Alla ricerca dello sviluppo - La politica economica nel Ticino (1873-1953)", Armando Dadò Editore
(foto © Armando Dadò Editore)
Le ripercussioni della grande depressione del ‘29 investirono anche il Ticino, un cantone economicamente fiacco, demograficamente anemico, alle prese con una frontiera, quella con il Regno d’Italia, che si stava viepiù chiudendo, sia per le merci che per le persone. Gli scambi con i mercati della Svizzera centrale erano migliorati con l’arrivo, a fine Ottocento, della ferrovia; tuttavia le tariffe che le FFS applicavano sulla tratta di montagna risultavano proibitive per le imprese ticinesi. Le autorità dovettero quindi operare su più fronti per rianimare e rilanciare la regione. Sul piano politico, riproposero le “rivendicazioni” verso Berna; sul piano economico e sociale, vararono una serie di provvedimenti indirizzati alle famiglie e alle aziende: piccoli interventi “keynesiani” volti a sostenere la domanda interna.
Sul versante della lotta politica, gli attriti si acuirono, soprattutto all’interno dei partiti storici. I giovani liberali, preoccupati della deriva filofascista di taluni maggiorenti del partito, fondarono una nuova formazione, il Partito liberale radicale democratico ticinese. Un analogo scontro si verificò all’interno del Partito cattolico-conservatore, come conseguenza dell’influenza della dottrina corporativa, allora molto in auge nelle file della Chiesa. I socialisti, guidati con mano ferma da Guglielmo Canevascini, rimasero invece fermamente antifascisti.
Di tutte queste implicazioni e ramificazioni parleremo con due storici che al periodo hanno dedicato studi ponderosi: Fabrizio Viscontini e Luca Saltini.
08.02.2012