Palermo vent’anni dopo
23.05.2012
È cambiato qualcosa dopo Capaci e via d'Amelio? - di Elisabetta Jankovic
Una delle fotografie più conosciute e presenti nella coscienza collettiva è quella che ritrae due giudici siciliani sorridenti, uno accanto all’altro: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fu scattata a Palermo poco prima delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Una foto che è diventata simbolo della lotta contro la mafia e dell’eroismo dei due magistrati.
A vent’anni dall’agguato a Giovanni Falcone, avvenuto il 23 maggio 1992, e dall’eliminazione, due mesi dopo, dell’amico e collega Paolo Borsellino, siamo tornati a Palermo per ricordare il loro sacrificio, ma anche per capire cosa è cambiato dopo la loro morte.
Incontrando il Pubblico Ministero alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Nino di Matteo, alcuni esponenti della società civile, come i giovani impegnati nell’Associazione “Libera” e “Addio Pizzo”, ma anche Pino Maniaci, direttore di “Telejato”, l’emittente locale che denuncia ogni giorno episodi mafiosi, tornano alla memoria le parole, più volte ripetute dal giudice Falcone: “la mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”.
E viene spontaneo affermare che il loro sacrificio non è stato vano e che “il sangue dei giusti”, almeno in questa circostanza, è stato davvero seme.
23.05.2012