“Simposio” di Platone: o “Sull’Amore”
07.08.2012
a cura di Antonio Ria
Platone
«Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio». È un brano dal “Simposio o Sull’Amore” di Platone che il filosofo italiano Umberto Galimberti ha introdotto nell’edizione Feltrinelli, curata da Fabio Zanatta, con testo greco a fronte. Quest’opera del IV secolo avanti Cristo è la grande “lezione d’amore” del pensiero occidentale, una vera e propria “summa enciclopedica” del sapere erotico dell’antichità e uno dei testi rivoluzionari della storia. Eros per Platone non è solo e soprattutto godimenti dei corpi. «Eros – afferma Galimberti nel Laser, curato da Antonio Ria – è molto di più… Eros si fa interprete tra la ragione che l’uomo ha costruito e la follia che ancora lo abita». Quindi amore tra ragione e follia? Risponde Galimberti: «La distanza tra l’umano e il divino è abolita… Lo spettacolo che si apre è quello della follia e non dello “scambio dei messaggi” tra la ragione e la follia». Emerge una concezione quasi “demonica” dell’erotismo. «Il rapporto che Eros instaura non è “tra uomini”, come vuole la concezione comune dell’erotismo, ma – conclude Galimberti – tra “la parte razionale dell’uomo e la sua parte folle o divina”». Platone dunque offre una visione dell’amore che libera la forza demonica dell’eros al di là dei vincoli del corpo e degli individui. Il “Simposio” ha perciò rivoluzionato il modo di vedere, di esprimersi, di comunicare e di pensare: di pensare non solo l’amore e l’eros, ma il mondo, la concezione del mondo.
07.08.2012