Le speranze della Libia
28.09.2012
di Michela Sechi
(foto Keystone)
Dietro ai grandi giochi della politica ci sono le vite delle persone. Come si vive, si lavora, si progetta e si sogna nella Libia del dopo Gheddafi? I giovani, posate le armi, troveranno un impiego? Godono della libertà che speravano? La Rivoluzione del 17 febbraio 2011 ha mantenuto le sue promesse?
In questo Laser diamo la parola ai libici: gente comune che ha visto cambiare il proprio paese. C'è chi scopre per la prima volta il volontariato e chi torna dall'estero per difendere i diritti delle minoranze. C'è chi fonda una radio e chi può - per la prima volta - suonare il rock in pubblico. C'è il miliziano che non vuol perdonare i nemici e ci sono i libici con la pelle troppo scura, additati come “sostenitori di Gheddafi”. Loro stanno ancora pagando l'errore di essersi schierati dalla parte sbagliata. La storia della città di Tawarga, svuotata a forza dai suoi 40 mila abitanti, ci fa capire come la Libia non sia ancora pacificata. Le ferite rimaste aperte sono tante.
Eppure, il sollievo portato dalla fine di una dittatura feroce sovrasta qualsiasi altro sentimento.
I problemi sono tanti e la violenza ogni tanto riaffiora, come dimostra l'attacco di due settimane fa al consolato statunitense di Bengasi. Nonostante questo, molti libici restano ottimisti, hanno fiducia nella transizione avviata e sperano di riuscire a ricostruire il paese.
28.09.2012