Incontro con Cristina Barbuti
Reteduecinque, 29.03.2012 -
A cura di Claudio Farinone
Giovedì 29 e venerdì 30 marzo, ore 20.30, Auditorio Stelio della RSI, Lugano
Cristina Barbuti e Alexander Lonquich
Il concerto di giovedì 29 marzo sarà diffuso in live streaming sulla pagina dell'Auditorio.
Si rivelò essere la sinfonia più lunga scritta fino allora, la prima a sfoggiare nell’organico ben tre corni e la prima a raggiungere masse sonore così imponenti: parliamo della terza sinfonia di Beethoven, la “Sinfonia eroica dedicata al sovvenire di un grand’uomo”, scritta per Napoleone Bonaparte negli anni in cui questi dava vita al Canton Ticino e si autoincoronava imperatore dei francesi. Il fuoco della rivoluzione francese, tanto mitizzato e celebrato da Beethoven, si esprime in una musica dai toni eroici ed epici, ampia, voluminosa. In una musica che diventa anche impegno civile: nella grandiosa e lunghissima marcia funebre del secondo movimento Beethoven sembra ricordare le vittime della rivoluzione e nel finale pieno di gioia solenne la nuova luce di ottimismo nata dopo il lutto. Umori impetuosi e infuocati caratterizzano anche Malédiction per pianoforte e archi di Franz Liszt. È proprio la parola “malédiction”, scritta all’inizio della parte diabolicamente difficile del pianoforte, a dare il tono di questa composizione. Un tono furioso, veemente. Che Liszt riutilizzerà qualche anno più tardi, citando proprio frasi melodiche da Malédiction, anche nella sua Sinfonia del Faust, per descrivere musicalmente il personaggio “diabolico” di Mefistofele. In Malédiction siamo sì immersi nel fuoco dell’inferno, ma la musica, seppur infuocata, lascia spazio anche ad altri sentimenti, indicati nello spartito come “orgueil, pleurs, angoisses, rêves, raillerie”. La lotta sentimentale tra maledizioni, moti d’orgoglio, pianti, angosce, vaneggiamenti e canzonature si svolge anche a livello musicale e i protagonisti di questa lotta sono i diversi strumenti dell’orchestra, quasi fossero vere e proprie persone: mentre di qua gli archi suonano un passaggio delicato e cantabile, di là il pianoforte punzecchia con urti armonici senza precedenti. Tra diavoletti (“Kleiner Blauteufel”) e venti infuocati (“Feuerwind”), anche le sette fantasie di Sándor Veress Hommage à Paul Klee per due pianoforti e archi sono caratterizzate dall’espressione di sentimenti contrastanti, dal più lirico e malinconico al più gioioso e scherzoso fino a quello vivacissimo, trascinante e percussivo. Il fuoco più cocente è sempre accompagnato o seguito da toni dolci, quasi a voler dire che l’elemento infernale è solo un passaggio, e che, come Dante Alighieri fece nella sua divina commedia, alla fine si esce sempre dalle tenebre, “a riveder le stelle”.
Roberta Gandolfi Velucci
Orchestra della Svizzera italiana
Direttore: Alexander Lonquich
Solisti: Alexander Lonquich, pianoforte
Cristina Barbuti, pianoforte
Franz Liszt (1811-1886)
Malédiction per pianoforte e orchestra G.121 (1833) 15'
- Quasi moderato
Sándor Veress (1970-1992)
Hommage à Paul Klee, fantasia per due pianoforti e archi (1951) 27'
- Zeichen in Gelb
- Feuerwind
- Alterklang
- Unten und oben
- Steinsammlung
- Grün in Grün
- Kleiner Blauteufel
Ludwig Van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica (1804) 50'
- Allegro con brio
- Marcia funebre. Adagio assai
- Scherzo. Allegro vivace
- Finale. Allegro molto
Reteduecinque, 29.03.2012 -
A cura di Claudio Farinone