lunedì, 11 giugno 2012 ore 07:05 (UTC+1)

Democrazia d'Egitto

di Francesca Rigotti

In sintesi

  • Oggi, la storia
  • luned√¨ 11 giugno 2012
  • ore 07:05 (replica alle ore 17:50)

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(foto Keystone)

Il 16 e 17 giugno 2012 si svolgerà il ballottaggio finale per le elezioni del nuovo presidente egiziano che sostituirà Hosni Mubarak - condannato in questi giorni all'ergastolo per omicidio plurimo di manifestanti - nelle prime elezioni libere della plurimillenaria storia dell'Egitto. Sono Francesca Rigotti e saluto tutti ma soprattutto gli studenti e le studentesse del Corso di Comunicazione politica dell'Università della Svizzera italiana coi quali questi temi sono stati sviscerati grazie anche alla consulenza, direttamente dal Cairo, di Marco Alloni.
Nonostante le premesse positive per l'istituzione della libertà sembra che in questa occasione il popolo egiziano abbia deciso di «vivere da schiavo», come proclama uno slogan dell'opposizione. Dopo il primo turno elettorale infatti la scelta è tra Ahmed Shafiq, un bonzo del precedente regime, e Mohammed Mursi, leader del partito della Fratellanza Musulmana il cui obiettivo è l'implementazione dei dettami della Sharia e il trionfo dell'Islam non corrotto dall'Occidente.
La domanda sulla bocca di tutti è allora perché, nonostante le rivolte per la liberazione e la democrazia, la scelta sia ora tra la padella del fondamentalismo e la brace del ritorno al passato. E per chi voteranno i moderati e i riformisti che si erano orientati su candidati centristi? Probabilmente si esprimeranno attraverso una scheda bianca di protesta. Certo, ci sono stati aspetti di corruzione e compravendita di voti come pure brogli elettorali: ma forse più di questi ha contato la dispersione dei voti della sinistra, che come sempre si è distinta nel proporre più candidati e nel dimostrare incapacità di unirsi su un nome solo. Il processo di conquista delle libertà democratiche in Egitto si scontra col criticismo di chi non è in grado di accettare compromessi e di istituire priorità per proporre una candidatura unitaria efficace per raggiungere lo scopo comune. Chiamo criticismo, dando al termine una piega negativa, l'uso estremo di quella critica che i movimenti progressisti e emancipatori si attribuiscono come virtù teorica, ma che poi sfruttano fino a farla diventare vizio. Il pensiero critico lotta infatti sì contro le posizioni rassegnate che accettano i rapporti di forza esistenti per ricavarne al più un proprio personale vantaggio, ma finisce sovente per soccombere alle proprie divisioni interne o al protagonismo dei suoi leader. Lo stesso dicasi per molti elettori "rivoluzionari", che votando Khaled Ali hanno levato voti ai più accreditati Hamdin Sabahi e Abdel Moneim Abul Futuh. Qualcosa del genere sta succedendo alla povera democrazia d'Egitto dove la strada per il pieno conseguimento dei diritti politici, civili e sociali, di tutti gli esseri umani, donne comprese, sembra essere ancora lungo e accidentato.




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Democrazia d'Egitto

11.06.2012

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