Pietro il Grande
05.09.2012
di Andrea Romano
Pietro il Grande
(foto Wikipedia)
Bentrovati da Andrea Romano.
Oggi è il 5 settembre. E il 5 settembre di alcuni secoli fa, nel 1698, lo zar russo Pietro il Grande imponeva per decreto ai propri sudditi una tassa molto curiosa. Quella che sarebbe poi stata ricordata come “tassa sulla barba” prevedeva che chiunque si lasciasse crescere una visibile peluria sul viso avrebbe dovuto pagare un’imposta significativa e differenziata: 100 rubli i mercanti più ricchi, 60 rubli i funzionari pubblici, 30 rubli per chi viveva in città e 10 tutti gli altri. Il senso di questa tassa era duplice: da una parte raccogliere risorse per uno Stato impegnato in enormi e costosissimi progetti, come la costruzione della nuova città di San Pietroburgo. Dall’altra dare alla popolazione una norma di costume che provasse ad avvicinare i russi all’Occidente, come era intenzione più generale di Pietro il Grande: se la barba era un segno visibile del tratto asiatico e orientale della vecchia Russia (possiamo dimenticare il pizzo minaccioso con cui è ricordato Ivan il Terribile?), tagliare la barba avrebbe avvicinato i russi a quello che oggi chiameremmo “look europeo”.
La bizzarra storia della “tassa sulla barba” ci riporta ad un dilemma tradizionale della storia russa, quello del conflitto tra identità occidentale e identità orientale di un enorme territorio che appartiene di fatto a due continenti (quello asiatico e quello europeo). Se Pietro il Grande volle fortemente spingere la direzione della storia in senso occidentale, utilizzando anche un balzello sull’aspetto fisico, oggi sappiamo quanto quel dilemma sia ancora drammaticamente irrisolto. E quanto sia distante, ad esempio, la qualità della giustizia e dello Stato di diritto nella Russia di Putin dagli standard minimi dei paesi democratici occidentali. Ma forse Pietro il Grande avrebbe sorriso se avesse saputo che molto tempo dopo quella tassa, anche nell’Albania iper-comunista di Enver Hoxcha la barba sarebbe stata considerata un segno estetico da scoraggiare e perseguire. Come simbolo ideologico dell’occidente capitalistico, tuttavia, e non certo come segno orientale.
Un cordiale saluto da Andrea Romano
05.09.2012