Monsieur Lazhar
24.09.2012
di Francesca Rigotti
Fotogramma dal film "Monsieur Lazhar"
Il mondo vive, in questo periodo, sotto la minaccia delle conseguenze di un film anti-islamico, The Innocence of Muslims, definito da Hillary Clinton disgustoso e biasimevole, nel quale Maometto e altre figure dell'Islam sono ritratte come omosessuali e pedofili. Per non parlare delle posizioni anti-islamiche del redattore di Gallimard che ha preso le difese dell'autore della strage di Utoja.
Circola però da qualche tempo anche un altro film dove il protagonista principale, figura altamente positiva, esemplare direi, è arabo, algerino, musulmano. Il film, del 2011 ma da poco uscito nelle sale in versione italiana, ha ricevuto il premio del pubblico al Festival di Locarno ed è intitolato Monsieur Lazhar, dal nome di Bashir Lazhar, il maestro elementare interpretato dall'attore Mohamed Fellag, il quale rileva, per dir così, una scolaresca di bambini la cui insegnante si è suicidata impiccandosi nella loro aula scolastica. La storia, accompagnata dalla musica di Mozart, in particolare dalla sonata per pianoforte in La Maggiore il cui terzo movimento è detto «Marcia alla Turca», come ad alludere al destino del protagonista, si svolge in Canada, nella francofona Montréal. Qui Lazhar, un richiedente asilo con un tragico destino alle spalle, nella sua funzione di docente mette a confronto i bambini col problema della morte invece di preservarli, come cercano di fare i genitori e il resto del corpo insegnante. Coi sui metodi un po' antiquati ma alquanto efficaci, il dettato, i banchi in fila (altro che i divanetti e gli open spaces di cui fantastica l'odierna pedagogia scolastica), e soprattutto con la sua passione, e con un'attenzione e una responsabilità per l'altro che paiono ricalcare il pensiero del filosofo ebreo francese di origine lituana Emmanuel Lévinas, il maestro sfonda pian piano le difese dei bambini. Bashir va loro incontro persino con una corporeità oggi dismessa anzi bandita - anche questo un principio di Lévinas - uno scappellotto, un abbraccio, finché i bambini gli aprono il cuore, rimanendo conquistati dal suo calore umano e dal suo impegno a educarli, oltre che a istruirli.
24.09.2012