Euripide - Le Troiane
26.09.2012
di Alessandro Stroppa
Busto di Euripide al Museo Pio-Clementino di Roma
(foto Wikipedia)
Un cordiale buon giorno da Alessandro Stroppa.
Rievochiamo oggi la figura del drammaturgo antico Euripide. Stando ad un artificioso sincronismo della tradizione antica Euripide sarebbe nato lo stesso giorno della battaglia di Salamina, il 23 settembre del 480 a.C., nei pressi di Atene. Irriso e detestato dai contemporanei per la modernità e il progressismo delle sue idee, divenne bersaglio degli strali avvelenati degli ambienti politici e intellettuali della città: ne sono testimonianza diverse leggende divulgate ad artem per screditarlo, come ad esempio la presunta misoginia. Ma la sua impopolarità è comprovata soprattutto dalle rare vittorie ottenute nei concorsi tragici ateniesi, che videro trionfare con maggior frequenza altri due poeti coevi: Eschilo e Sofocle. Gli arrise però un notevole successo postumo, quando la sua modernità fu considerata come la cifra del genio che precorre i tempi.
Una delle tragedie più celebrate che colpisce per la sua straordinaria attualità sono le Troiane. Rappresentata nel 415 ad Atene, ottenne il secondo posto agli agoni tragici. Il dramma si compone di voci quasi esclusivamente femminili, le principesse di Troia, che non solo piangono la distruzione della città subita per mano degli Achei e la perdita dei propri mariti, ma svolgono anche un appassionato lamento-meditazione sulla negazione dell’umano che è conseguenza della guerra. Il momento di pathos e di lirismo più struggenti è raggiunto nel finale della tragedia, quando viene revocata morte di Astianatte, il figlioletto di Andromaca e del defunto Ettore, ucciso in duello da Achille: orrendamente precipitato dagli Achei dalle mura della città, il piccolo Astianatte simboleggia il sacrificio degli innocenti e la dannazione dei vincitori, caduti in preda di una violenza disumana e disumanizzante. Rappresentata alla vigilia della disastrosa spedizione ateniese in Sicilia, la tragedia lancia un duro monito ai cittadini ateniesi: la violenza e la prevaricazione rischiano di essere assurti a sistema di potere, di cui i responsabili medesimi finiranno per essere a loro volta vittime. E la condanna dell’esecranda guerra, sia essa difensiva o di conquista, è la denuncia di un dolore di cui tutta la vita umana è fatalmente intrisa. Il riflesso dell’attualità, che stimola la riflessione non solo dello spettatore antico, ma anche quella dello spettatore moderno, si concentra nella polemica contro l’imperialismo: esso, nella storia, spesso si manifesta come brama empia e funesta di prevaricare le altre genti tramite il dominio delle armi. E la voce del poeta, ieri come oggi, rinnova il desiderio di pace e concordia tra le civiltà, continuamente insidiate dal furore bellico e dall’accecamento che trascina i conquistatori nell’ingiustizia.
26.09.2012