Sulla prostituzione
28.09.2012
di Fabio Minazzi
(foto iStokphoto)
Il 28 settembre 1958 in Italia entrò in vigore la Legge Merlin che aboliva le case di tolleranza. Questa legge era in sintonia con il movimento abolizionista, diffusosi a livello internazionale dopo il 1945, che combatteva il fenomeno della prostituzione chiudendo le case di tolleranza. Così in Francia si procedette alla chiusura di tali case nel 1946, mentre nell’arco di pochi anni, anche altri paesi, come la Gran Bretagna, la Germania, gli Stati Uniti, il Canada e, infine, appunto, l’Italia registrarono la loro messa al bando. Tuttavia, a distanza di alcuni decenni si può oggi constatare come l’imporsi del movimento abolizionista non sia riuscito né a debellare il fenomeno – storico – della prostituzione, né, tanto meno, a stroncare il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione.
Se si scende sul terreno storico è agevole ricordare come la prostituzione costituisca, come si suole dire, il lavoro più antico del mondo. La storia della prostituzione risale alle epoche più antiche e la sua storia registra le forme più diverse. Dal punto di vista etico è stata infine giudicata da punti di vista affatto opposti e conflittuali. Così, per esempio, nell’antico Oriente, accanto alla prostituzione di tipo comune, esisteva una prostituzione sacra esercitata nei templi, come accadeva in Mesopotamia, nelle terre di Canaan e, per influsso orientale, anche in alcune zone del mondo greco. Per esempio ad Erice, in Sicilia, presso il tempio di Venere o in quello di Afrodite, a Corinto, nel quale esercitavano mille “schiave sacre” ben note per l’esosità delle loro pretese pecuniarie. Gli Ebrei ammettevano la prostituzione purché fosse esercitata da straniere. In modo analogo nei templi indiani esistevano le prostitute sacre. Ad Atene la prostituzione era regolata da leggi ed era un monopolio di stato. Nel mondo islamico la prostituzione non era generalmente condannata e le cortigiane (spesso schiave) potevano avere una cultura musicale e letteraria. Nella Roma antica la prostituzione era regolata da leggi statali analoghe a quelle della modernità: le prostitute erano iscritte in elenchi speciali, sottoposte a controlli sanitari e disciplinari, non avevano pieni diritti civili, dovevano pagare una tassa speciale allo Stato (che fu poi abolita) e indossare abiti gialli. A Pompei si possono vedere ancora molte case di tolleranza romane. Durante il medioevo la prostituzione fu, alternativamente, perseguitata e, più frequentemente, tollerata. Complessivamente il meretricio era disciplinato da una serie di norme, e spesso era esercitato per conto dei Comuni e poi anche delle università. Nell’età moderna non si registrano cambiamenti sostanziali, anche se compaiono le figure delle cortigiane di elevata cultura letteraria ed artistica. Solo la Riforma diffuse un rigorismo che portò alla chiusura delle case di tolleranza, senza tuttavia impedire la libera prostituzione. Nella modernità la diffusione della sifilide registrò un inasprimento dei controlli sanitari e sociali per cercare di contenerne la diffusione, tuttavia, tutti questi diversi interventi non modificarono affatto la diffusione del meretricio.
Sarà quindi opportuno chiudere queste considerazioni ricordando che la prostituzione indica un’azione per mezzo della quale una persona acconsente a rapporti sessuali con un numero indefinito di persone dietro un compenso. Indica, così, degradazione e avvilimento vergognoso per trarre un vantaggio, tipico di chi si vende. Ognuno può allora giudicare da sé sull’ampia o scarsa diffusione civile di questo fenomeno nel nostro mondo contemporaneo.
Una buona riflessione da parte di Fabio Minazzi.
28.09.2012