Protagonista indiscusso della poesia mondiale, il poeta cileno Pablo Neruda rappresenta una delle voci più significative del Novecento letterario. Nel Blu come un’arancia di questa settimana Marco Alloni ce ne presenta la figura partendo da quel ponderoso volume autobiografico che è Confesso che ho vissuto. Neruda viene così presentato nelle fasi fondamentali che hanno cadenzato la sua avventurosa esistenza: dall’infanzia in Cile, figlio di un macchinista e orfano di madre, agli anni delle sue prime missioni diplomatiche in Estremo Oriente, alle persecuzioni subite da parte dei vari regimi dittatoriali ostili alla sua poesia, alle tante fughe per il mondo che ne fecero il paradigma del poeta esiliato. Troveremo però Neruda anche in quell’incantato, quasi favolistico soggiorno che trascorse in Italia, accolto come un idolo dagli intellettuali della Penisola, lo stesso da cui Antonio Skarmeta trasse ispirazione per il suo romanzo Il postino di Neruda, poi magistralmente rappresentato, nell’omonimo film, da Massimo Troisi. Poeta universale, poeta dell’amore e della sensualità, poeta della solidarietà con i “dannati della terra”, poeta della militanza e dell’impegno civile, Neruda viene mostrato anche nell’ultima, tragica fase della sua vita, quando, dopo il colpo di Stato di Pinochet in Cile, venne probabilmente assassinato dagli scherani di regime.