venerdì, 25 novembre 2011 ore 12:20 (UTC+1)

Il professore e i milionari cinesi

di Silvano Toppi

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  • venerdì 25 novembre 2011
  • ore 12:20

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(foto Keystone)

Si ricordava pochi giorni fa, in questa stessa rubrica, una conferenza internazionale svoltasi all’Università di Zurigo sui temi della crescita di lungo periodo alla quale hanno partecipato esperti mondiali. Si rilevava, tra l’altro, l’osservazione di un professorre dell’Università di Pechino il quale diceva che a Shangai i cambiamenti si vedono di giorno in giorno, a Pechino di mese in mese, in Cina di anno in anno e nel nostro Occidente di secolo in secolo. Sarà anche vero ma non è ancora detto che sia una prodezza o un bene.
Quasi in contemporanea con quell’uscita del professore cinese, forse scherzosa ma anche un poco spocchiosa, mi capita sotto gli occhi una sintesi di uno studio pubblicato all’inizio di novembre dalla Bank of China e un’inchiesta del mensile Hurun Report, che si trova in rete, che ogni anno (come il nostro Bilanz) dà una lista dei cinesi più ricchi. Sono 980 i milionari cinesi con un patrimonio superiore ai 10 milioni di yuan che rientrano nell’inchiesta. Per uno Stato comunista, venerato comunque dai neoliberisti Occidentali, non è male. Il dato da mettere in evidenza, è però un altro : il 46 per cento di questi milionari vogliono andarsene dalla Cina e venire da noi ; anzi, il 14 per cento ha già le valigie in mano, pronto a raggiungere Stati Uniti, Canada, Francia, Svizzera. Il vecchio Occidente, quindi. Come mai ? Non è come dalle nostre parti per via del fisco, che è quasi sempre la tarantola dei milionari. Il fisco non c’entra. E’ invece l’assoluta inadeguatezza della qualità della vita e dell’ambiente sociale, rispetto a quanto potrebbe permettersi un milionario, la causa principale della voglia di lasciare la Cina. Insomma, anche se un tasso di crescita attorno al 10 per cento (ormai inimmaginabile da noi) crea dei fortunati ineguali, sta di fatto che gli effetti della esaltata crescita, come l’aria irrespirabile o l’agitazione nevrotica quotidiana, colpiscono tanto i ricchi quanto i poveri. I ricchi hanno però la libertà dei piedi. Sono indicati tre altri motivi principali della voglia di partire : la rigidità del sistema educativo, le insufficienze del sistema della salute, l’insicurezza intesa come mancanza di certezza del diritto (non si sa mai quale contrordine può pioverti addosso). Quest’ultimo aspetto è particolarmente intrigante : capita infatti alle nostre latitudini di incontrare industriali, banchieri e persino architetti che esaltano quello Stato comunista o, forse meglio, quel Capitalismo di Stato perché è decisionista e non ha gli intralci e le lunghezze della democrazia e non accetta le libertà sindacali.
Almeno tre interrogativi potremmo trarre da questa storia: quando finiremo di valutare la crescita umana con l’aumento percentuale del pil ?; la Cina è veramente il futuro ? ; se un milionario cinese dovesse approdare in Svizzera per godere quanto non trova in casa sua, ma che noi dobbiamo pagare, lo accoglieremmo proni (come capita con altri milionari accasati) con le esenzioni fiscali che sono la negazione della certezza e dell’egualianza del diritto ?

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Il professore e i milionari cinesi

25.11.2011

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