martedì, 17 gennaio 2012 ore 12:20 (UTC+1)

Combattere contro i mulini a vento…

di Amalia Mirante

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  • martedì 17 gennaio 2012
  • ore 12:20

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(foto iStock)

Una volta nei corsi di macroeconomia e di economia politica all’Università si dava una grande importanza all’analisi dei cicli economici: se appurata la loro esistenza, ci si interrogava sulle ragioni del loro esistere, sulle conseguenze del loro perdurare e sui rimedi da mettere in atto per contrastarli. Ma che cosa sono i cicli economici?
Per gli autori neoclassici, che non sono altro che i rappresentanti della famosa “corrente predominante” dell’economia, i salari e i tassi di interesse scendono e salgono in maniera autonoma per soddisfare i bisogni dell’economia. Questa “libertà di movimento” fa sì che l’aggiustamento dei prezzi verso l’alto o verso il basso conduca il sistema economico, magari dopo un breve periodo di turbolenza, sempre in una situazione di equilibrio. Concretamente ciò significa che se ci sono troppe persone che vogliono lavorare basta che il salario di tutti diminuisca e voilà… il sistema garantisce la piena occupazione! Anche se sappiamo che per mangiare è necessario avere un certo reddito, non preoccupiamoci, perché, sempre per questa teoria, dato che i salari scendono scenderanno anche i prezzi e quindi tutto tornerà meravigliosamente in equilibrio.
D’altra parte, la storia sembrerebbe mostrarci un’altra realtà, realtà che altre correnti di studiosi hanno teorizzato in maniera differente. Dato che a periodi di piena occupazione e di benessere seguono periodi di stagnazione con alti saggi di disoccupazione e povertà crescente, l’economia sembra essere caratterizzata da oscillazioni più o meno ampie, di natura differente e che tendono a prevaricare i confini nazionali. Fino ad oggi le svolte del ciclo economico e quindi il passaggio da un’economia in piena espansione a una in una fase di rallentamento, sono avvenute perlopiù in seguito a una crisi violenta e improvvisa. E visto che, sia le situazioni di surriscaldamento che di recessione, sono fonte di scompensi e cause di difficoltà per i lavoratori e per le imprese, lo Stato deve intervenire. E lo fa assolvendo al compito di stabilizzare l’economia attraverso la politica fiscale e la politica monetaria. Ed è quanto stanno tentando di fare i governi di tutte le nazioni d’Europa, anche se oramai sembra di dover combattere contro i mulini a vento…
Per quanto gli Stati e le Banche centrali si sforzino di attuare misure in sostegno dell’economia, sembra che oggi nulla possano contro la potenza distruttrice data a “forze esterne”. Due esempi di recentissima attualità ci aiutano: la Svizzera potrà sicuramente essere grata a chi, svolgendo un ruolo di supervisore morale, ha fatto sì che il presidente della Banca nazionale dimissionasse… del resto, i cittadini francesi, ma soprattutto quelli italiani che con grande senso di responsabilità hanno accettato di fare enormi sacrifici, saranno grati alle agenzie di rating che svolgendo un ruolo di supervisione vanificano tutti gli sforzi fatti finora…
Quindi, oggi ha davvero senso occuparsi dell’analisi degli stabilizzatori economici? Non sarebbe forse meglio occuparsi dell’analisi … dei mulini a vento?

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Combattere contro i mulini a vento…

17.01.2012

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