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È ipotizzabile un collasso dell’Europa?

Gli Stati Uniti saranno i prossimi? - di Pietro Veglio

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  • giovedì 9 febbraio 2012
  • ore 12:20

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(foto iStock)

La riflessione odierna sulla crisi finanziaria non è farina del mio sacco. Vuole però essere uno stimolo per guardare al di là dei parametri che noi economisti proponiamo giornalmente contribuendo spesso solo a confondere chi ci ascolta ancora.
Niall Ferguson, professore di storia moderna all’Università di Harvard, ha appena tenuto una conferenza pubblica all’Università di Zurigo. Considerato fra i maggiori storici viventi, Ferguson ha affermato che il collasso dell’Europa è ipotizzabile e che anche gli Stati Uniti corrono un pericolo serio.
10 anni fa Ferguson aveva previsto che la nuova Unione Economica e Monetaria (UEM) europea e l’Euro poggiavano su fondamenta molto fragili e che, in mancanza di un’unione fiscale che li accompagnasse, erano condannate al fallimento. Aveva anticipato che la causa era da imputare ai crescenti deficit di bilancio per l’insolvenza dei sistemi di sicurezza sociale e pensionistici a conseguenza dell’invecchiamento demografico dell’Europa.
Ferguson ritiene che le contraddizioni interne dell’UEM siano solo un elemento di una problematica piu’ ampia. Durante gli ultimi 500 anni l’Occidente ha dominato la storia mondiale confinando “il Resto” del pianeta ad un ruolo di comprimario. Questo periodo storico stà ormai per terminare per l’incalzare della crisi finanziaria e dei Paesi emergenti. Certo, Ferguson non è l’unico ad avere identificato un cambiamento epocale che potrebbe originare una “grande convergenza” del potere politico ed economico fra le maggiori nuove aree dominanti.
Ferguson considera che ci sono 6 fattori istituzionali che spiegano il successo storico dell’Occidente:
• L’alta competitività interna ed esterna
• La rivoluzione scientifica, per varii secoli confinata al Nord Europa
• La prevedibilità ed il rispetto delle leggi
• I progressi della medicina moderna ed il raddoppio della speranza di vita fra il 1850 ed il 1950
• Lo sviluppo dei consumi indissolubilmente legato alla rivoluzione industriale
• L’etica di lavoro.
Durante gli ultimi decenni diversi Paesi emergenti e gruppi sociali hanno adottato queste istituzioni originariamente di matrice occidentale. Allo stesso tempo ci sono indicazioni allarmanti di crisi delle stesse nel mondo occidentale. Gli esempi abbondano:
• L’Occidente ha perso la competitività industriale di cui godeva nel passato.
• La maggioranza dei Premi Nobel per la fisica, chimica e medicina sono ancora degli occidentali ma ormai assai attempati. Intanto la disparità nei risultati dei test di apprendimento in matematica fra gli studenti dello New Jersey e quelli di Shanghai si è accentuata a profitto di questi ultimi.
• La Cina ha superato la Germania nell’iscrizione di nuovi brevetti e patenti.
• Negli Stati Uniti predominano gli avvocati più che la prevedibilità ed il rispetto delle leggi.
• A Hong Kong la speranza di vita è ormai superiore a quella americana.
• Il lavoratore coreano lavora in media 1000 ore all’anno più del suo collega tedesco.
Ferguson conclude in modo leggermente piu’ ottimistico. Dubita si della capacità europea non solo di riconoscere la gravità della situazione ma di reagire in modo adeguato. Ma è più ottimista sulle capacità degli Stati Uniti che – quando hanno l’acqua alla gola – sanno tirare fuori il meglio di se stessi, senza aspettare che i poteri pubblici risolvano i problemi per loro.
Tanti spunti che, al di là dei nostri diversi punti di vista, dovrebbero farci riflettere.

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È ipotizzabile un collasso dell’Europa? Gli Stati Uniti saranno i prossimi?

09.02.2012