Apple atto secondo: la sfida dell’innovazione
02.10.2012
di Gianluca Colombo
(foto Keystone)
Mentre le file ai negozi per conquistare l’agognato i-phone 5 s’allungano, mentre nella fabbrica cinese Foxconn di Tai Yuan (dove i telefonini ed altri vari apparecchi elettronici sono prodotti) è occupata dagli operai, che protestano contro condizioni di lavoro inumane, e sgombrata dalla polizia, vale la pena di riflettere insieme sul destino d’imprese che basano il proprio futuro sull’innovazione continua.
Tim Cook si pone in continuità strategica con Steve Jobs; Apple continua a puntare sull’innovazione di prodotto, difendendo con determinazione i suoi brevetti nelle corti di tutto il mondo. Anche dal profilo dell’immagine il nuovo amministratore delegato si avvicina al fondatore di Cupertino: capello brizzolato, maglione nero. Il successo del nuovo i-phone potrebbe essere il viatico di una successione fortunata; eppure i mercati sono scettici. È, infatti, raro che leader visionari e carismatici, come spesso sono gli imprenditori di successo, trovino successori capaci di mantenere il livello d’innovazione dell’impresa. Troppe volte abbiamo osservato il passaggio dall’orientamento imprenditoriale all’amministrazione delle risorse aziendali per approdare non di rado alla pura gestione del portafoglio d’investimenti in ottica più finanziaria che imprenditoriale.
Siamo soliti considerare che il problema della successione riguardi soprattutto le imprese familiari; si tratta invece di un aspetto cruciale per la sostenibilità di ogni progetto imprenditoriale indipendentemente dalla forma di governo che esso assume, familiare o non familiare. Anche le imprese a proprietà diffusa (come Apple e molte altre) soffrono i problemi di successione che studiamo nelle imprese familiari. Sempre la durata dell’impresa è, infatti, legata alla capacità di mantenere il flusso delle innovazioni; non si tratta solo d’innovare prodotti e processi, ma soprattutto della capacità di rinnovare i modelli di business (qui sembra che Apple mostri ad esempio particolari difficoltà, dato che i nuovi prodotti continuano a far leva sullo stesso modello di generazione del valore, mentre all’origine del suo successo si poneva proprio il nuovo modello basato sulla vendita dei contenuti elettronici tramite l’Apple Store).
Recentemente, il centro di ricerca avanzata sul management (AMC) dell’USI è stato invitato a entrare in un network internazionale di ricerca (STEP) che si propone di capire come le imprese (familiari in questo caso) generino valore attraverso le generazioni, mantenendo elevati tassi d’innovazione e imprenditorialità, grazie al contributo specifico delle famiglie imprenditoriali. Il progetto STEP sarà l’occasione per consolidare i risultati di ricerca che da un decennio il nostro istituto conduce sulle imprese innovative ticinesi. Sono fermamente convinto che il futuro del Paese dipenda dalla capacità di rinnovare il nostro modello di sviluppo; le imprese familiari sono chiamate a dare un contributo determinante a questo processo d’innovazione.
02.10.2012