martedì, 09 ottobre 2012 ore 12:20 (UTC+1)

Obama-Romney: una sfida non solo americana

di Ronny Bianchi

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  • martedì 9 ottobre 2012
  • ore 12:20

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(foto Keystone)

Fra un mese sapremo chi sarà il presidente degli Stati Uniti. Sapremo se vincerà il “neoliberismo” di Romney o “l’idea solidale della rinascita americana” di Obama. Sapremo anche come sarà il nostro futuro perché le strategie politiche Usa hanno comunque delle ripercussioni anche sulle scelte europee. E questo anche e soprattutto dal punto di vista economico.
Il Dipartimento di Giustizia, proprio nelle ultime settimane, ha evidenziato come le origini della crisi attuale vadano ricercate nei decenni di deregulation iniziati con il presidente Reagan. E proprio su questo punto si concentrerà il duello finale: da una parte il candidato repubblicano che intende proseguire con le strategie ultraliberiste – ulteriore riduzione delle aliquote fiscali per i super ricchi, invalidare la riforma sanitaria di Obama, abolizione addirittura del Medicare (l’assicurazione sanitaria per gli over 65), riduzione degli aiuti sociali – e dall’altra il presidente uscente che vorrebbe tentare di proseguire sulla via di una riforma più sociale e più equa della società americana. Per la verità nei 4 anni di presidenza, Obama ha mantenuto ben poco delle promesse fatte e, riforma sanitaria a parte, i risultati sono modesti.
Ma la situazione odierna non è il risultato di 4 anni di presidenza bensì di 3 decenni di strategie unidirezionali finalizzate a favorire chi già aveva molto e abbandonare chi aveva poco o nulla.
Un dato può illustrare la situazione. Tra il 2000 e il 2012 la produttività del lavoro Usa è aumentata del 22% rispetto all’aumento dei salari reali. Un risultato che potrebbe essere interpretato favorevolmente se non fosse che i profitti non sono reinvestiti e ammontano al 120% degli investimenti delle imprese. L’eccesso di risparmio delle imprese è il risultato della compressione dei salari reali, il che deprime la domanda delle famiglie. Ma se esaminiamo l’evoluzione dell’economia Usa su un periodo più lungo - come ha fatto ad esempio Joseph Stiglitz nel suo ultimo libro – vediamo che negli ultimi trent’anni la distribuzione della ricchezza è progressivamente peggiorata, mentre la deregolamentazione finanziaria non ha fatto altro che incrementare la speculazione. Il risultato è una società sempre più divisa in due: da una parte una minoranza di ricchi che vede il loro patrimonio espandersi e dall’altra una fascia di popolazione sempre più grande che, anno dopo anno, vede il proprio reddito diminuire con conseguenze facilmente immaginabili.
Il risultato del 6 novembre è quindi importante anche per noi. L’Europa pur avendo una storia e una governace diversa da quella Usa, agisce di riflesso alle scelte americane e quindi una vittoria di Romney significherebbe un nuovo inasprimento delle politiche fiscali a favore dei redditi alti, l’impossibilità di una riforma del sistema finanziario, un’insufficienza d’investimenti e un ulteriore peggioramento nella distribuzione del reddito anche alle nostre latitudini.

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Obama-Romney: una sfida non solo americana

09.10.2012

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