venerdì, 12 ottobre 2012 ore 12:20 (UTC+1)

Questioni di Giustizia

di Silvano Toppi

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  • venerdì 12 ottobre 2012
  • ore 12:20

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Christine Lagarde
(foto Keystone)

Tra le informazioni che mi giungono quotidianamente sul computer dai vari dipartimenti federali, l’una dice che oggi la presidente della Confederazione, il consigliere responsabile dell’economia e il presidente della Banca nazionale partecipano all’assemblea del Fondo monetario internazionale a Tokyo; un’altra mi dice invece, testualmente, che «le autorità danno grande importanza all’eguaglianza in diritto e nei fatti tra donne e uomini» e perciò promuovono aiuti e progetti da presentare entro la fine del prossimo gennaio.
Abbino le due informazioni per questioni di Giustizia, con la G maiuscola, quindi di leggi.
Del primo caso (assemblea del Fondo monetario internazionale) rilevo due fatti emersi in rapporti o dichiarazioni ufficiali. Il Fondo, che ritiene il debito pubblico il principale problema del mondo, si dice preoccupato per la fuga in proporzioni inedite di capitali privati dai paesi della periferia verso i paesi del centro della zona euro. Fa il caso della Spagna (296 miliardi di euro in fuga) e dell’Italia (235 miliardi di euro). Tutto ciò- rileva con perfetta logica- rincara assai i costi di finanziamento di questi Stati e delle loro imprese. Non osa chiedersi, paradossalmente: è un problema di debito pubblico oppure di finanza, di evasione, di speculazione perversa? La direttrice del Fondo, Christine Lagarde, ritiene, in una dichiarazione, che è «necessario concedere alla Grecia una proroga di due anni affinché possa ridurre il suo debito conformemente alle esigenze dei creditori internazionali». Ci è voluto un po’ di tempo ma almeno lei c’è arrivata. Forse anche perché i risultati dell’austerità imposta sono catastrofici: 25 per cento di disoccupazione, una crescita di un ulteriore 8 per cento in pochi mesi. Mi si chiederà: ma la Svizzera, la sua presidente e il ministro dell’economia che cosa c’entrano? C’entrano. Si calcola che gli evasori fiscali greci hanno depositato in Svizzera 200 miliardi di euro; una cifra attendibile se si fa un’estrapolazione dai dati di un cd trafugato da una banca ginevrina, ottenuto dalla stessa Lagarde quand’era ancora ministro delle finanze di Sarkozy e passato alla Grecia, la quale, considerate le lungaggini incontrate con la Svizzera per giungere ad un accordo fiscale, vorrebbe ora utilizzare. Eppure, basterebbe un poco di Giustizia, economica se non si vuole solidale.
L’informazione del secondo caso (l’iniziativa dell’Ufficio federale dell’eguaglianza donna-uomo) permette di toccare una questione sempre evitata: quella dell’ineguaglianza d’accesso alle prestazioni assicurative che è conseguenza diretta dell’ineguaglianza di partecipazione al mercato del lavoro della donna. Ci si può spiegare con poche cifre che riguardano la previdenza professionale: l’81 per cento degli uomini riceve le prestazioni dovute al secondo pilastro contro unicamente il 56 per cento delle donne; il valore mediano della rendita maschile è di 32.400 franchi, quella femminile di 18.000; in termini di versamento di capitale è ancora peggio: 150 mila franchi in media per gli uomini, 43 mila per le donne. Uno dei motivi paradossali della disparità è che la donna interrompe spesso l’attività lucrativa perché deve occuparsi delle incombenze domestiche e perché deve allevare i figli, attività che non sono monetizzate e quindi non sono ritenute né un lavoro né una ricchezza nazionale. Anche qui, una questione di Giustizia, umana prima ancora che economica.

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Questioni di Giustizia

12.10.2012

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