venerdì, 26 ottobre 2012 ore 12:20 (UTC+1)

Il debito e la ricchezza

di Silvano Toppi

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  • venerdì 26 ottobre 2012
  • ore 12:20

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(foto TiPress)

Uno dei dogmi politico-economici che va per la maggiore e che è riproposto in questi giorni con insistenza anche a livello cantonale, dice che non si può distribuire (sottinteso: permettersi una politica sociale, versare il salario ai dipendenti) se prima non si riesce a creare ed accumulare ricchezza. Sembra effettivamente il miglior distillato della logica aristotelica, sia per non vivere di debito pubblico sia per guadagnare in produttività e competitività. In realtà anche la logica può finire in sofisma. Come? Primo, perché prevale sempre l’argomentazione che non si crea mai abbastanza ricchezza per poter distribuire. Secondo, perché l’apparente logica diventa di tale natura che l’occhio e il pensiero sono abilmente distolti dalla ricchezza esistente e accumulata e sviati sulla ricchezza che bisogna con tutti i mezzi moltiplicare. Ci si intrappola in questo modo in altri tre assiomi: il fisco non deve interessarsi troppo della ricchezza altrimenti i ricchi fuggono altrove; solo gli sgravi fiscali (o le amnistie) permettono di dare fiducia alla ricchezza e di incrementarla ulteriormente a beneficio di tutti; la povertà non è mai generata dall’accumulo di ricchezza ma dai mutamenti sociali oppure dalla pigrizia individuale.
È uscito in questi giorni un documento dell’Ufficio federale di statistica in cui si rileva che in Svizzera nel 2010 si contavano 120 mila persone professionalmente attive che erano «povere» (quindi, secondo la definizione: lavoratori che dispongono di un reddito insufficiente per acquistare beni e servizi necessari ad una vita sociale integrata). Diciamo subito che, rispetto alla situazione attuale, il calcolo risulterà già sfasato. Lo riconosce lo stesso Ufficio federale di statistica rilevando che i dati derivano da un periodo ancora favorevole per l’occupazione e che il tasso di povertà segue con ritardo l’evoluzione del mercato del lavoro. Ma qual è la soglia monetaria per definire la povertà? Diamo una sola indicazione: 4 mila franchi al mese per due adulti e due figli con meno di 14 anni.
Un altro studio (questo internazionale, del conosciuto Boston Consulting Group), ci ha invece svelato che la Svizzera è il paese con la più alta densità di super-ricchi al mondo (ogni 100 mila abitanti contiamo 11 plurimilionari con una fortuna superiore ai 100 milioni di franchi) e il paese con il maggior tasso di milionari nel mondo occidentale (322 mila milionari).
Qualche tempo fa un economista basilese, Ueli Mäder, che si era occupato sino ad allora dei «lavoratori poveri», ha pensato bene di dedicarsi ai ricchi e ha pubblicato una delle rarissime ricerche svizzere sulla ricchezza dal titolo già significativo, «Wie Reiche denken un lenken» (come i ricchi pensano e governano). I risultati sono per certi versi più allarmanti delle ripetitive analisi fatte sinora sulla povertà. Infatti, non si esita a parlare di una «monopolizzazione delle ricchezze», con un potenziale di conflitto enorme. Ne va quindi di mezzo anche la democrazia. Può avere qualche significato il fatto che tra i politici parlamentari nazionali troviamo una ventina di supermilionari? Forse bisognerebbe partire proprio dalla distribuzione della ricchezza più che dal debito pubblico per diventare politicamente credibili.

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Il debito e la ricchezza

26.10.2012

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