Il Canto delle anime, voci e suoni nella Commedia di Dante
RSI Rete Due
L'intervista
Vittorio Sermonti è stato il protagonista di tre serate proposte da Rete Due il 21, 22 e 24 ottobre 2008. Un progetto che ha trovato spazio nella Cattedrale di Lugano e che è nato dalla riflessione sul ruolo che Dante Alighieri riserva alla musica sacra nella Divina Commedia. Musica che il “sommo poeta” colloca nel Purgatorio e la sceglie quale “colonna sonora” del suo viaggio. Si tratta di musica che rievoca esperienze di musica terrestre inerenti alla prassi del canto liturgico. Musica che Dante affida con precisione e conoscenza perfetta alle anime che attraverso il canto realizzano la prospettiva di un recupero e di una progressiva purificazione della loro memoria, entro un disegno poetico-musicale al quale il “sommo poeta” conferisce l’aspetto di un immenso “dramma liturgico”.
Vittorio Sermonti ha scritto un testo originale per questo “viaggio sonoro” articolato in tre tappe che l’autore ha voluto rispettivamente intitolare: la spiaggia, il monte, il giardino. Al celebre dantista abbiamo chiesto di spiegarci il senso del suo lavoro.
Vittorio Sermonti , “il canto delle anime” è un progetto che ha stuzzicato - se possiamo utilizzare questo termine – acceso in lei, un ulteriore interesse verso il capolavoro di Dante?
Si, certamente. La mia attenzione, peraltro, mi ha sempre portato in particolare verso ciò che riguarda il Paradiso nel quale l’architettura della luce va integrata con l’architettura del suono, della parola e in una forma che evoca la restituzione della voce, in altre parole il restituirsi a Dio nella voce che in definitiva è l’ impianto del canto gregoriano.
Questo progetto della rete Due della radio Svizzera, per il quale lei ha realizzato un testo originale, focalizza il discorso sul Purgatorio
Certo. Io penso che il Purgatorio sia naturalmente la parte della Commedia in cui il canto, la voce, costituiscono proprio l’elemento sostanziale della struttura teatrale, del dinamismo del racconto. Perché sono, e nel contempo indicano, il passaggio dalla conversione alla beatitudine. Accompagnano le anime, delle anime che stanno facendo più o meno una “contro-faccia” della vita, che in qualche misura scontano ancora la durata. Mentre l’inferno non ha durata, il paradiso non ha durata. Il purgatorio ha questo respiro e in questa durata cade la musica in modo assoluto: è la sua funzione propria.
In questo senso la dimensione musicale che noi cogliamo nella lettura e che, ancor di più, coglieremo nelle tre serate, è una dimensione fuori dal tempo e forse anche fuori dallo spazio? Qualcosa che è anticipazione dell’eternità?
Si tratta di una “restituzione” a Dio attraverso la voce. Il fatto che la musica ha una durata non deve confonderci nel pensare questa esperienza limitata perché questa durata è infinitamente replicabile. Mi spiego con un esempio. Da ragazzino - perché avevo dei problemi ontologici molto semplici - dopo aver sentito la Sonata op.109 di Beethoven che a me piace straordinariamente, mi domandavo: ma quando è la 109? quando lui l’ha scritta o è tutte le volte che uno la sente? La musica del Purgatorio verifica e valorizza questo carattere di durata della musica che da questo punto di vista somiglia, ricorda, evoca la nostra vita che è una durata, una durata affacciata sull’eternità o su qualcosa del genere. Per dirla in termini molto sommari, il repertorio musicale del purgatorio si presta in modo particolare, non solo a una ricca rassegna antologica di canti che sono citati da Dante, ma anche ad una struttura dinamica.
Cosa intende per dinamismo all’interno di una dimesnione come quella del Purgatorio dantesco così posta tra Terra e Cielo?
Il dinamismo del Purgatorio è, ad esempio, l’angelo che arriva e versa le anime sulla spiaggia dell’anti purgatorio e in quel momento cantano tutti “In exitu Israel de Aegipto”. È un canto assolutamente corale in cui queste anime, una per una, si fondono al contrario di quello che succede nell’Inferno. Questo è un primo approccio alla coralità della conversione, Coralità della conversione insidiata dalla funzione della musica che attivava il cuore, che può attivare la nostalgia. Penso a quando su istanza di Dante, Casella attacca: “amor che nella mente mi ragiona…”, tutti lo stanno a sentire, diciamo così, come una canzonetta che hanno sentito in vita, quindi c’è tutto il rimpianto. Questo è contrario al passaggio dalla conversione alla purgazione.
Il canto, la musica, di cui Dante parla è musica tipicamente liturgica e a lui coeva, sostanzialmente si tratta di canto gregoriano.
Esattamente. Possiamo dire che il Purgatorio dantesco è un’avventura di canti liturgici, di omelie, di inni. E questa successione ha un carattere teatrale, cioè ha proprio un dinamismo teatrale, non è una pura successione di repertorio di musica medievale. Questa mi sembra una cosa molto importante nel senso che è la maniera migliore per raccontare il Purgatorio.
Vede non è che non ci sia musica in Paradiso, ma non si può raccontare il Paradiso attraverso la musica perché la musica è un elemento strutturale del Paradiso stesso, è l’impianto proprio del Paradiso. Mentre nella durata del Purgatorio la musica è un tempo teatrale, segnala un tempo teatrale: Il Purgatorio è un’istruzione musicale rigorosissima in cui viene segnalato questo paradosso, ovevro che la musica è sempre e ha una durata.
Per sottolineare questo paradosso da lei appena segnalato, è stato pensato ad un intervento mirato alla descrizione, se possiamo definirla così, della ‘musica’ infernale e della ‘musica’ paradisiaca.
Si. E per questo ringrazio Rete Due che ha accettato l’idea di dare all’inizia della prima serata e alla fine della terza un segnale della “non musica” dell’Inferno e della circulata melodia, la musica, “il canto dell’angelo” nel Paradiso. È importante dare questo segnale della irruzione nella musica, del fracasso di quella sgangherata polifonia dell’Inferno e il passaggio dalla purificazione del Lete alla beatitudine attraverso questa infinita circolarità della lode.
Come saranno organizzati gli spettacoli?
Questo è un aspetto che è nelle mani ddi coloro che hanno ideato il tutto, ovvero Gianfranco Freguglia e Giovanni Conti, ma posso dire che l’inizio infernale sarà affidato a un compositore contemporaneo, Giorgio Battistelli. Io partirò da quello e poi ragionerò seguendo il racconto che è punteggiato dagli interventi musicali affidati alle voci di More Antiquo. Questo coprirà tre serate. In questo momento non sono in grado di dire dove finirei la prima, è troppo facile dire: la prima è l’antipurgatorio, la seconda è il purgatorio e la terza è il giardino dell’Eden. È una scemenza perché il purgatorio è molto più lungo delle altre due. Queste cose saranno costruite su un racconto, che è il racconto del Purgatorio e del suo dinamismo teatrale , che è il dinamismo della conversione attraverso i brani musicali che noi incontreremo e che Dante o ascolta o semplicemente cita. Naturalmente questo racconto sarà intercalato da letture di passi di Dante, in genere quei passi di Dante che stanno intorno alle uscite musicali e che spesso sono la cosa più bella del Purgatorio, la cosa più bella è la cosa anche un po’ più folle nel purgatorio. Come diceva Contini, la grandezza di Dante sta nel fatto che c’è un grano di follia. In quest’ordine, in questa spigolosità arcigna, passa la follia e intorno alle citazioni musicali ci sono gli slittamenti e ci sono i segnali di una sinestesia assurda.
Ci saranno queste tre cose per tre serate: si aprirà la prima e si chiuderà l’ultima con due segnali di musica originale scritta per l’occasione perché raccontare la musica come struttura teatrale del Purgatorio è molto difficile se non si semplifica brutalmente la non musica dell’Inferno e la musica circolare del Paradiso.