Art Tatum: un musicista per musicisti
di Marcello Sorce Keller
I musicisti sono sicuramente animali pittoreschi. Ci si può divertire a classificarli secondo i criteri più differenti, secondo i generi che praticano, secondo le loro idiosincrasie, secondo il successo che riscuotono presso i contemporanei o i posteri, e via dicendo. Una categoria per me interessante è quella dei musicisti che più che piacere al grande pubblico, piacciono soprattutto ad altri musicisti. Nel mondo del jazz ce ne è uno in particolare che rientra perfettamente in questa categoria. Si tratta di quello straordinario pianista che fu Art Tatum. Art Tatum ebbe una vita breve, visse tra il 1909 e il 1956, fu un pianista sostanzialmente autodidatta, tecnicamente iperdotato e si potrebbe sostenere che la sua musica fu all’origine di quella rivoluzione nel jazz che prese il nome di be-bop. Vi faccio subito ascoltare lo straordinario accento pianistico di Art Tatum in un brano di Duke Ellington, il celebre “Sophisticated Lady”.
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Art Tatum, di cui avete appena ascoltato la personalissima versione di “Sophisticated Lady”, fu un pianista e un musicista straordinario. Solo a fare il suo nome ogni altro musicista esprime sconfinato apprezzamento, stima, addirittura – spesso – venerazione. Eppure per quanto la notorietà di Art Tatum sia stata ed è ancora grande, a tanti anni dalla sua scomparsa, lui e la sua musica non furono mai veramente popolari presso il grande pubblico come lo furono, per esempio, pianisti come Oscar Peterson, Errol Garner oppure, al giorno d’oggi, Chick Corea. Strano perché Art Tatum tratta la tastiera virtuosisticamente, e l’atletismo, il funambolismo musicale di solito catturano il grande pubblico. E invece, in questo caso, non fu così. Il successo davvero grande Art Tatum lo ebbe presso gli altri musicisti. Si potrebbe dire che fu un musicista per musicisti, che produsse musica per i colleghi – dato che forse solo loro, i musicisti, sanno apprezzare bene l’incredibile miscela di virtuosismo, creatività e buon gusto che caratterizzano le performance di Art Tatum. Sentiamolo in “After you’ve gone”.
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