La chitarra transessuale
di Marcello Sorce Keller
Vi è mai capitato di osservare che gli strumenti musicali portano con sé‚ a causa della loro storia e del loro uso, connotazioni di tipo erotico, di tipo sessuale? Non ci credete? Pensate forse che questa osservazione sia solo il parto della mentalità contorta di chi vi sta parlando?
Ma vi sarà successo di notare, per esempio, che ci sono strumenti predominantemente suonati da uomini (pensiamo al fagotto, al basso-tuba) e altri prevalentemente suonati da donne (p. es., a tutt'oggi, l'arpa). Lo avrete osservato ma probabilmente su questo fatto non vi ci siete soffermati più di tanto. Mi ci voglio soffermare io adesso per dirvi che in effetti, a volte, gli strumenti musicali portano con sé connotazioni di tipo sessuale molto marcate, sono connotazioni che vanno ben al di là di una semplice correlazione di uso (questo è uno strumento prevalentemente usato dalle donne, quello è usato invece dagli uomini, per uomini, ecc. ecc.). Per essere più chiaro, ve ne dico una: gli antropologi hanno verificato che in numerose culture di questo pianeta il flauto (ed esistono flauti di ogni tipo e forma) è considerato un simbolo fallico. Per tale ragione in alcune società tribali alle donne non è nemmeno consentito di toccarlo un flauto e, a volte, alle donne non viene nemmeno concesso di guardarlo questo strumento.
Sono casi estremi, naturalmente. Nella nostra tradizione le cose non sono mai drastiche a tal punto. Abbiamo strumenti preferibilmente maneggiati da uomini, altri dalle donne e abbiamo strumenti, come il violino e la chitarra, che per via dello loro forma, esprimono un gradevole carattere di femminilità. E però a volte capitano cose strane. Mi pare che qualcosa di molto curioso sia successo proprio alla chitarra che non esiterei a definire oramai uno strumento “transessuale”. Pensate alla sinuosa forma che tanto ricorda il corpo femminile della chitarra classica. Pensate al modo avvolgente con cui il chitarrista la regge. Un abbraccio vero e proprio. E considerate cosa è successo alla chitarra, gradualmente, quando è stata adottata nella musica rock. Ebbene, nel rock la chitarra ha cambiato sesso. Guardate come il corpo dello strumento è diventato piccolo mettendo così in evidenza la lunghezza del manico. Guardate come viene tenuta la chitarra dai musicisti rock (che sono quasi sempre di sesso maschile): proprio all'altezza dei loro genitali. Guardate pure come lo strumento viene brandito aggressivamente. Non c'è bisogno di uno psicanalista per riconoscere in essa un simbolo fallico. Ma che dico simbolo, il simbolo ha qualcosa di velato e misterioso nel mantenere un po' celato il senso profondo di cui è portatore. Qui invece di recondito non c'è proprio nulla. La chitarra rock viene molto apertamente brandita e mostrata dai musicisti come un'estensione del loro pene, e a volte, mi pare, quasi con un'espressione di rabbia frustrata. Quasi volessero dire: vorrei avercelo così, vorrei avercelo di queste dimensioni! E in ogni caso procedono a utilizzare questo fallo ipertrofico e posticcio con smanonfolamenti masturbatori che, si spera, li possano consolare del senso di inferiorità che paiono nutrire nei confronti di quel fallo reale che la natura nella sua generosità o ingenerosità può avergli dato.
Certo che questa chitarra ne ha visto delle belle da quando era uno strumento moresco, chiamato in Europa kaitara arabija, a quando si è insinuata nella tradizione del flamenco, e poi nel mainstream della musica colta europea fino a diventare con la musica rock uno strumento transessuale. La vita è imprevedibile, a volte avventurosa - anche per gli strumenti musicali.
E adesso naturalmente dovrei farvi ascoltare qualcosa. E lo faccio. Solo che siccome da sempre aborro tutto ciò che ha connotazioni maschili, siccome preferisco di gran lunga circondarmi dai caratteri della femminilità, a coda del mio discorso ci metto qualche nota della così femminile chitarra classica di Andres Segovia. Che sollievo…!
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