<<<Classica o quasi
Musica barocca: come mai si chiama così?
di Marcello Sorce Keller
Musica barocca: Bach, Handel, Vivaldi, Scarlatti, Telemann. Musica di autori che, per quanto famosi (alcuni di loro) fossero, ai loro tempi, mai ebbero in vita così tanta attenzione, così numerosi ascoltatori quanti ne hanno avuti in questo nostro XXmo secolo. Tutta la loro produzione viene abitualmente descritta con l'etichetta di "musica barocca". Ma vi siete mai chiesti perché si chiama così? Barocca? E' un bella storia, interessante e per sommi capi posso provare a raccontarvela in questi pochi minuti mattutini che ho a disposizione. Sarà per me un bell'esercizio nella nobile arte di essere concisi.
Tutto cominciò - per quanto ne so io - all'inizio del '700 quando, in Francia, gli appassionati delle opere di Lully dicevano che quelle di Rameau, invece, erano "bizzarre”, ”barocche” e prive di melodia". Nel 1767 quando Jean Jacques Rousseau pubbicò il suo ”Dictionnaire de musique”, in quest'opera definì "barocca" una musica "la cui armonia è confusa, troppo carica di modulazioni e di dissonanze, il cui canto è duro e poco naturale, e l'andamento impacciato." Insomma, non c'è dubbio, che nel '700 l'aggettivo "barocco" aveva un senso chiaramente dispregiativo. A riconferma di ciò si veda come verso la fine di quello stesso secolo il musicista viaggiatore Charles Burney riferisce che il compositore tedesco Johann Hasse dice che le opere dell'italiano Francesco Durante son non solo "aride, ma anche barocche, ostiche e sgraziate." E anche più tardi, un secolo dopo, circa, nel 1879 il critico musicale viennese Eduard Hanslick disse che il finale del concerto per pianoforte e orchestra in Mi bemolle maggiore di Franz Liszt era "barocco e artificiale". Tutto ciò mi sembra assai interessante perché ci mostra come per tutto il '700 e parte dell'800 la parola "barocco", oltre ad essere dispregiativa, non era collegata ad alcun particolare periodo della storia dell'arte e nemmeno ad un particolare atteggiamento stilistico. "Barocco" era solo un aggettivo dispregiativo usabile liberamente. Verso la metà dell'800 però uno svizzero, il grande storico Jacob Burckhardt, cominciò a dare a questo termine un senso ciclico, ad indicare una sorta di decadentismo artistico (forse diremmo noi oggi di "manierismo") che segue al momento di massimo fulgore di uno stile architettonico. Per Burckardt l'architetura del '600 parlava ancora il linguaggio del Rinascimento ma in una forma dialettale e quindi meno nobile. Era architettura dunque “barocca”. Fu poi nel 1888 che lo storico dell'arte Heinrich Wölfflin scrisse un importante libro intitolato ”Rinascimento e Barocco”. Wölfflin vide il barocco in architettura non come decadenza dello stile rinascimentale ma come una categoria in sé e per sé antitetica allo stile rinascimentale. E con ciò siamo quasi alla fine della storia. Perché all'inizio del nostro secolo il musicologo Curt Sachs (che però era stato all'inizio della sua carriera uno storico dell'arte) applicò il termine "barocco" al periodo della storia musicale che corrisponde al barocco architettonico, così come Burckhardt e Wölfflin lo avevano individuato.
E prima di allora, direte voi, la musica del sei/settecento come la si indicava? La si indicava con un termine coniato dal musicologo tedesco Hugo Riemann, il quale parlava di ”Generalbasszeitalter”, di "epoca del basso continuo". In effetti il basso continuo, quelle note da dare al cembalo con le istruzioni numeriche per costruirci sopra degli accordi, è forse l'unico carattere comune a tutte le musiche composte in Europa dall'inizio del '600 al 1750 circa. In ogni caso l'espressione "musica barocca" ormai ha preso piede, è davvero entrata nell'uso e la si applica per indicare la musica di Bach, di Telemann, di Vivaldi e anche quella di Benedetto Marcello che all'inizio di questa chiaccherata stavo strimpellando al pianoforte (avete attivato l’audio?). Posso solo concludere a questo punto nel farvi sentire davvero quel brano: il terzo movimento dal concerto per oboe e orchestra di Benedetto Marcello, quello in do minore, eseguito dall'Orchestra "Pro Arte" diretta da John Barbirolli (naturalmente solo cliccando l’audio lo sentirete).
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